Il ministero della Salute ha allargato la platea dei tamponi inserendo i test molecolari rapidi per alcune categorie più a rischio Coronavirus: anziani con patologie e operatori sanitari in primis

Si espande la platea dei tamponi per individuare il Coronavirus. Il ministero della Salute, tramite una nuova circolare, ha dato il via libera per i test molecolari veloci. Grazie ai tamponi rapidi, si possono rilevare i geni virali nelle secrezioni respiratorie. In questo modo, i risultati si otterrebbero in un ancor più breve tempo. Nella comunicazione ministeriale son inoltre specificate le categorie che hanno la priorità sui nuovi tamponi rapidi.

Laboratori mobili in caso di necessità

Il ministero della Salute ha validato 11 test a tampone rapido ed indicato le aziende produttrici e distributrici.

In questo modo, le Regioni sanno a chi rivolgersi approvvigionarsi di tamponi. Una volta effettuati, i tamponi saranno processati solo nei Laboratori indicati dal ministero, i quali son stati aumentati. Nella circolare si legge inoltre di un’altra iniziativa. “Qualora in aree con diffusa trasmissione di Covid-19 la capacità di laboratorio non consenta di effettuare le analisi, andrà valutata la possibilità di ampliare ulteriormente il numero di laboratori aggiuntivi, considerando la possibilità di utilizzare laboratori mobili o drive-in clinic, consistenti in strutture per il prelievo di campioni attraverso il finestrino aperto dell’automobile su cui permane il paziente.

Secondo la Commissione europea queste strutture permettono di ridurre il rischio di infezione“.

Chi ha priorità per i nuovi tamponi rapidi

Hanno accesso prioritario ai nuovi tamponi rapidi, prosegue la circolare ministeriale: “Pazienti ospedalizzati con infezione acuta respiratoria grave; tutti i casi di infezione respiratoria acuta ospedalizzati o ricoverati nelle residenze sanitarie assistenziali (Rsa) e nelle altre strutture di lunga degenza; operatori sanitari esposti a maggior rischio; operatori dei servizi pubblici essenziali sintomatici, anche affetti da lieve sintomatologia per decidere l’eventuale sospensione dal lavoro; operatori, anche asintomatici, delle Rsa e altre strutture residenziali per anziani”.

Si aggiungono poi le “persone a rischio di sviluppare una forma severa della malattia e fragili, come persone anziane con malattie polmonari, tumori, malattie cerebrovascolari, insufficienza cardiaca, patologie renali, patologie 5 epatiche, ipertensione, diabete e immunosoppressione”. Ed infine i “primi individui sintomatici all’interno di comunità chiuse, per identificare rapidamente i focolai e garantire misure di contenimento”.

Test sugli anticorpi: “Non sufficientemente attendibili”

La direttiva ministeriale stabilisce che all’interno dei laboratori indicati, i test sul personale sanitario avranno priorità assoluta e i risultati dovranno arrivare entro 36 ore.

 Nelle aree meno colpite dal Coronavirus, qualora ci fossero sufficienti risorse, il ministero suggerisce di effettuare i test su tutti i pazienti con infezione respiratoria. È vietato effettuare il tampone senza prescrizione medica od ospedaliera. La circolare infine aggiorna sui test rapidi basati sull’identificazione di anticorpi: “Non possono, allo stato attuale, sostituire il test molecolare basato sull’identificazione di Rna virale dai tamponi nasofaringei secondo i protocolli indicati dall’Oms. Il risultato qualitativo ottenuto su un singolo campione di siero non è sufficientemente attendibile per una valutazione diagnostica. Inoltre, il rilevamento degli anticorpi potrebbe non essere specifico della infezione da Sars-CoV2.

Infine, l’assenza di rilevamento di anticorpi non esclude la possibilità di un’infezione in atto in fase precoce o asintomatica e relativo rischio di contagiosità dell’individuo”.

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