mani di anziani

Avrebbero deciso di andarsene via insieme, dopo 55 anni di vita condivisa e una famiglia come tante, con tre figlie che li avrebbero accompagnati fino all’ultimo istante. È la storia che arriva da Trieste, dove una coppia di anziani avrebbe scelto il suicidio assistito: marito e moglie, 81 e 77 anni, si sarebbero recati in Svizzera per portare a termine il loro proposito.

Suicidio assistito: la scelta di una coppia triestina

Avrebbero deciso di morire insieme, dopo 55 anni di vita di coppia e una bella famiglia alle spalle. È la cronaca di una vicenda, raccontata da Il Piccolo, che riguarderebbe una coppia di anziani coniugi di Trieste e che, come riporta Ansa, sarebbe stata descritta al quotidiano da una delle figlie.

Marito e moglie, 81 e 77 anni, avrebbero vissuto per decenni “come una cosa sola” finendo per maturare la scelta davanti alla malattia incurabile che avrebbe colpito l’uomo. La donna, riporta l’agenzia di stampa, non avrebbe concepito un’esistenza senza il consorte e per questo avrebbero valutato l’idea di andarsene insieme.

La morte in Svizzera

I coniugi avrebbero quindi deciso di partire alla volta della Svizzera e concludere il viaggio ponendo fine alla loro loro esistenza nello stesso momento.

Il suicidio assistito, riporta ancora Il Piccolo, sarebbe avvenuto il 24 febbraio scorso in un appartamento della provincia di Basilea affittato da una organizzazione, “Pegasos Swiss Association”, che accompagna le persone in questo percorso.

La decisione sarebbe maturata poche settimane prima, quando le condizioni di salute dell’uomo, malato terminale, si sarebbero aggravate. Marito e moglie avrebbero comunicato la loro intenzione alle figlie, che li avrebbero poi accompagnati nell’ultimo viaggio.

La posizione della Diocesi: “Strada pericolosa

La Diocesi di Trieste, secondo quanto dichiarato all’emittente locale Telequattro dal vicario episcopale, don Ettore Malnati, ha espresso la sua posizione sulla vicenda.

È un messaggio che offre perplessità – ha dichiarato don Malnati –. In un momento in cui medici, infermieri e personale sanitario si spendono con rischio per salvare le vite da questa epidemia, la notizia giuntaci sulla decisione di questa coppia, di concludere l’esistenza di fronte a una ipotetica paura che uno resti senza l’altro, è qualcosa che fa riflettere e sconcerta.

È una chiusura nei confronti della cultura della vita (…). Il fatto di voler determinare la chiusura della nostra esistenza per un nostro volere, il voler sottolineare in senso positivo la ‘dolce morte’ è una strada pericolosa”.

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