medici in corsia in ospedale per l'emergenza da coronavirus

Un’idea partita da tre ragazzi, che in poco tempo grazie ai social network e all’intervista con Lorella Cuccarini a La Vita in Diretta ha raggiunto centinaia di persone. Di cosa si tratta? Di “Ci vediamo fuori”, una raccolta di lettere da inviare ai malati di Coronavirus in ospedale. Lo scopo è mandare un messaggio forte e chiaro di vicinanza e solidarietà: “Non siete soli”. La catena di solidarietà ha così unito persone sconosciute, in un inno comune alla vita e alla speranza. In questo modo, sperano di lenire la sofferenza data dall’isolamento forzato e dare nuova forza a chi lotta contro il virus.

Chiunque può partecipare, dare un contributo scrivendo un pensiero d’affetto, di coraggio, di resistenza. Basta scrivere a [email protected]

Ispirati da una dottoressa spagnola

Oltre 200 lettere sono arrivate in pochi giorni all’indirizzo elettronico creato appositamente per il progetto solidale. Gli ideatori di questa bella iniziativa sono la giornalista Ludovica Criscitiello, la guida turistica Francesco Silei e l’ingegnere Carolina García León. Altri giovani si sono poi uniti per dare una mano a prendere contatto con ospedali, Asl e associazioni di volontariato e consegnare le lettere.

Resistere, non mollare, perché “siamo tutti con te, con la forza, con lo spirito. Che poi ci vediamo fuori“: questo il messaggio che hanno voluto inviare alle persone affette da Covid-19 e che lottano nelle strutture sanitarie italiane. Silei, scrive La Nazione, ha confessato di aver preso ispirazione dal “medico chirurgo Cristina Marín Campos dell’ospedale La Princesa di Madrid. La dottoressa ha fatto un appello agli spagnoli, chiedendo loro di inviare messaggi di supporto e speranza ai pazienti ricoverati nei reparti”. In poco tempo sono arrivate oltre 35mila lettere.

La dottoressa di Cremona: “Supporto emozionante”

Abbiamo pensato che si poteva fare qualcosa di simile anche qui. Parliamo di persone che si sono ritrovate da un giorno all’altro da sole in ospedale senza poter avere i propri cari accanto. Ricevere parole di conforto può rappresentare un momento di luce in mezzo a tanta oscurità”, ha concluso Silei. La prima struttura ospedaliera che ha aderito all’iniziativa si trova a Cremona. La dottoressa Lia A. Beccara, responsabile dell’unità semplice di Pronto soccorso ha spiegato, a Tgcom24: “Sapere che c’è una rete di relazioni anche di persone che non conosci, che ti supportano e pensano a te, è bellissimo.

La risposta dei pazienti è stata emozionante. Ci hanno colpito le lettere delle persone affette da altre patologie, c’è chi passa un’intera vita con la malattia. Le loro parole, il loro incoraggiamento, hanno fatto sentire i ricoverati parte di una comunità“.

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