Cronaca

Bruno Contrada, ex dirigente dei servizi segreti, rimborsato di 670 mila euro

Bruno Contrada, ex dirigente dei servizi segreti civili (SISDE), ha ricevuto dalla Corte d’Appello di Palermo la somma di 667mila euro a titolo di riparazione per l’ingiusta detenzione. La sentenza arriva a cinque anni dalla pronuncia della Corte Europea dei Diritti dell’uomo (CEDU) che ha ritenuto illegittima la condanna. La stessa Corte già nel 2014 […]
Bruno Contrada

Bruno Contrada, ex dirigente dei servizi segreti civili (SISDE), ha ricevuto dalla Corte d’Appello di Palermo la somma di 667mila euro a titolo di riparazione per l’ingiusta detenzione.

La sentenza arriva a cinque anni dalla pronuncia della Corte Europea dei Diritti dell’uomo (CEDU) che ha ritenuto illegittima la condanna. La stessa Corte già nel 2014 aveva condannato l’ingiusta detenzione dell’ex dirigente a causa delle sue condizioni di salute.

4 anni e mezzo in carcere e 3 anni e mezzo ai domiciliari

La condanna di Bruno Contrada, 88 anni e mezzo, è stata sentenziata nel 2006 dalla stessa Corte d’Appello di Palermo.

L’arresto dell’ex dirigente generale della Polizia di Stato è avvenuto nel 1992. In primo grado è stato condannato e poi assolto in appello; però, la Corte di Cassazione ha rovesciato la situazione annullando l’assoluzione, per poi concludere l’iter con la condanna della Corte d’ Appello di Palermo il 25 febbraio del 2006. La condanna definitiva ha comportato per l’ex servizi segreti 4 anni e mezzo in carcere e 3 anni e mezzo ai domiciliari.

La sentenza è stata portata alla CEDU, che ha condannato la Corte d’Appello a risarcire il poliziotto: la Corte Europea dei Diritti dell’uomo ha ritenuto il reato di concorso in associazione mafioso non “chiaro, né prevedibile al momento della contestazione dei fatti.

Un reato ancora “non definito”

Il ricorso del legale di Contrada è basata sul fatto che il reato ai tempi dell’accusa 1992 non era ancora stato definito. La definizione, infatti, è avvenuta solo nel 1994 con la storica sentenza Demitry che ha inquadrato la figura di reato, individuando cosa dovesse rientrare sotto il paradigma di concorso in associazione mafiosa.

La sentenza della Corte di Strasburgo ha quindi ritenuto ingiusta la condanna di Cadorna ai sensi dell’articolo 7 della Convenzione.

Secondo l’avvocato di Contrada, Stefano Giordano, La cosa più importante di questa liquidazione accordata dalla Corte d’Appello a Bruno Contrada è che passa il principio di civiltà per cui la detenzione di Contrada, sia a livello di custodia cautelare che di esecuzione della pena è stata ingiusta”, questo quanto dichiarato a AdnKronos.

(Immagine in alto: canale YouTube askanews)

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