Il Segretario di Stato Mike Pompeo

Nei primi mesi del 2020 i rapporti tra i leader degli USA e della Cina sembravano essere cordiali.

Oggi la situazione sembra essersi ribaltata: gli Stati Uniti puntano il dito contro la Cina e le nuove accuse sono molto pesanti. Il segretario di Stato Mike Pompeo parla addirittura di informazioni taciute e “prove” a carico di Pechino nella diffusione del Coronavirus.

Le tensioni tra Washington e Pechino sollevano però molti dubbi; alcuni addirittura ipotizzano un nesso tra questo attacco alla Cina e le elezioni presidenziali che si svolgeranno a novembre negli Stati Uniti.

I sospetti di Trump sulla Cina

Sembrano appartenere ad un’altra epoca le cordiali telefonate tra Donald Trump e Xi Jinping (rispettivamente Presidente USA e Presidente della Repubblica popolare Cinese). In realtà, era solo gennaio quando i media statunitensi e mondiali parlavano di “intesa” tra i due leader.

Negli ultimi mesi le accuse da parte degli Stati Uniti contro la Cina si sono fatte sempre più serie. Alcuni sospetti erano stati esternati dal Presidente Trump il 30 Aprile: durante un’intervista riportata da più testate, aveva insinuato che il Coronavirus sarebbe stato creato nei laboratori di Wuhan.

La smentita da parte dei servizi segreti

Queste insinuazioni erano state smentite il giorno stesso da una dichiarazione del DNI (Director of National Intelligence), che coordina tutte le agenzie di spionaggio americane.

Come riportato dalle testate giornalistiche degli USA, il DNI aveva precisato che “il virus non è stato creato dall’uomo e neppure manipolato, indaghiamo con rigore per capire se possa esserci stato un incidente nel laboratorio di Wuhan”.

Le forti dichiarazioni del segretario USA Pompeo

Ma in questi giorni lo scontro tra Washington e Pechino è tornato ad accendersi.

In diverse interviste rilasciate ai media americani, il segretario di stato Mike Pompeo ha concretizzato delle accuse molto forti: la Cina avrebbe taciuto informazioni sulla pericolosità del Coronavirus. Questo al fine di poter far scorta di dotazioni mediche, aggravando dunque la pandemia.

Inoltre Pompeo avrebbe anche sostenuto durante un’intervista all’emittente statunitense Abc la presenza di “prove significative” che dimostrerebbero la creazione del Covid-19 nei laboratori di Wuhan.

La risposta di Pechino

Non si è fatta attendere la risposta della Cina. In un editoriale del Global Times – tabloid di Pechino – si legge un diretto attacco al segretario USA: “Dato che Pompeo ha affermato di avere “enormi prove”, allora dovrebbe presentare queste cosiddette prove al mondo, e in particolare al pubblico americano che cerca continuamente di ingannare – continua poi con un attacco durissimo – La verità è che Pompeo non ha alcuna prova e durante l’intervista di domenica stava bluffando”.

Nell’editoriale di Pechino si accusa inoltre l’amministrazione guidata da Donald Trump di ostacolare gli sforzi globali contro la pandemia al solo fine di vincere la guerra propagandistica.

Il Global Times ha anche voluto ribadire la posizione sempre sostenuta da Pechino: tutti gli scienziati sono all’opera per capire l’origine del virus.

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