mano di studente con lo zaino

Una lite tra le mura domestiche, un figlio di 19 anni che uccide il padre per difendere la madre dalle presunte violenze e un caso che sconvolge le cronache. È la sintesi di quanto finora ricostruito sui fatti che si sarebbero consumati a Collegno (Torino) il 30 aprile scorso, e che ora vedono in carcere quello studente che avrebbe dovuto diplomarsi tra poche settimane. Dalla scuola, riporta Repubblica, l’appello del preside affinché gli venga concesso di sostenere l’esame di maturità.

Uccide il padre: “Volevo difendere mia madre

Volevo difendere mia madre“: sarebbe questo un passaggio delle dichiarazioni rese agli inquirenti dallo studente 19enne ora accusato dell’omicidio del padre 52enne a Collegno (Torino), delitto che sarebbe maturato nel contesto di una lite tra le mura domestiche e i cui contorni sono ancora tutti da chiarire.

La donna, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, avrebbe confermato un quadro di reiterate violenze che non avrebbe mai trovato il coraggio di denunciare, fino al sanguinoso epilogo.

Il giovane, incensurato, avrebbe accoltellato il genitore colpendolo all’addome, alla schiena e al torace, riporta Ansa, sostenendo poi di aver agito per proteggere la madre dalla sua furia durante l’ennesimo episodio di maltrattamenti.

I carabinieri indagano sulla vicenda che ha scosso le cronache, e sul movente che avrebbe scatenato quella serie di fendenti – almeno 20, secondo quanto finora ricostruito – che ha imposto il caso all’attenzione nazionale. All’interno dell’abitazione, al momento della presunta lite e dell’omicidio, si sarebbero trovati anche la madre e il fratello 21enne del ragazzo.

Appello del preside: “Fategli sostenere la maturità

Repubblica ha raccolto le parole del preside della scuola frequentata dal giovane ora in carcere, istituto in cui si sarebbe dovuto diplomare tra poche settimane.

Dopo l’intervenuta tragedia e l’arresto del 19enne, il dirigente avrebbe dichiarato l’intenzione di contattare Miur e forze dell’ordine per “capire se sarà possibile per lui sostenere l’esame di maturità. So che si può svolgere in ospedale in caso di emergenza, non vedo perché non possa avvenire in carcere per un ragazzo sottoposto a una misura cautelare“.

Nel ritratto proposto al quotidiano, il giovane è dipinto come un ragazzo mite e con un buon rendimento scolastico che “non ha mai condiviso l’inferno che viveva a casa con compagni o professori“.

Sullo sfondo del dramma, secondo quanto emerso da questo racconto, un tessuto di sofferenze mai confessate a terzi prima dei fatti su cui ora si indaga.