mano di un bambino in ospedale

Nelle zone maggiormente colpite dal Coronavirus si sta registrando un contemporaneo aumento di casi legati alla sindrome di Kawasaki, una rara malattia che colpisce esclusivamente i bambini. L’allarme è stato lanciato dai medici di Bergamo che hanno rilevato in queste settimane molti più casi rispetto alla media. La particolarità della situazione ha portato i pediatri italiani ad interrogarsi sulla possibile correlazione tra questa patologia e il Covid-19.

Che cos’è la sindrome di Kawasaki

La sindrome di Kawasaki è una malattia rara che in Italia interessa tra i 250 e i 400 bambini ogni anno.

Si tratta di un’infiammazione acuta di tipo vascolare che si presenta con sintomi piuttosto diversi: febbre alta che non risponde alle normali terapie, congiuntivite non secretiva, linfonodo ingrandito nella zona del collo, gonfiore del dorso delle mani o dei piedi, labbra e lingua ingrossata e macchie cutanee.

Come ha spiegato all’Adnkronos Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria, è importante non sottovalutare i segnali: “Se la febbre è accompagnata da almeno quattro sintomi, che possono apparire anche non contemporaneamente, allora si fa una diagnosi di sindrome di Kawasaki”.

La fascia d’età più colpita è quella dei bambini piccoli, da 1 a 5 anni, sui quali la sindrome di Kawasaki può rivelarsi molto pericolosa, portando anche ad aneurismi o infarto. La malattia può guarire da sola, mentre nei casi più gravi esistono terapie efficaci con cui ridurre significativamente i rischi.

Sebbene non si conoscano ancora le cause, si pensa che fattori di tipo genetico o infettivo possano giocare un ruolo decisivo. È per tale ragione che l’aumento dei casi complessivi, avvenuto in poco tempo proprio in concomitanza con l’emergenza Coronavirus, ha fortemente insospettito gli scienziati.

Il possibile legame con legame con il Coronavirus

Il professor Angelo Ravelli, primario di reumatologia all’ospedale pediatrico Gaslini di Genova, sottolinea l’anomalia delle ultime settimane: “Anche noi al Gaslini abbiamo visto cinque casi in tre settimane. Normalmente ne vediamo otto o nove all’anno – ha spiegato a La RepubblicaDei cinque bambini curati al Gaslini, due erano positivi al tampone. Anche gli altri erano entrati in contatto con persone infettate. Alla fine sono tutti guariti bene”. Tutto ciò sembrerebbe testimoniare il possibile legame con il Coronavirus, anche se per il momento non ci sono certezze.

Non è ancora chiaro, infatti, se i sintomi riscontati nei bambini siano effettivamente riconducibili alla malattia di Kawasaki oppure ad una patologia simile, secondaria al Covid-19. Gli esperti mettono in evidenza come sia necessario monitorare attentamente il fenomeno nei prossimi mesi e, proprio in quest’ottica, la Società italiana di pediatria ha deciso di inviare una lettera a 11mila pediatri con la quale invita a tenere alto il livello di allerta su tutto il territorio.

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