È morto a 87 anni Little Richard, padre del rock’n’roll, artista ribelle e trasgressivo. Fu un simbolo della rivoluzione musicale americana (Shutterstock)

Little Richard è morto. Il cantante e pianista, padre del rock’n’roll e artista fuori dagli schemi aveva 87 anni. A confermarne la morte è stato il figlio Danny Jones Penniman a Rolling Stone. Celebre per canzoni entrate nella storia come “Tutti Frutti”, “Long Tall Sally”, “Lucille”, Little Richard se n’è andato a causa di un cancro alle ossa. La sua persona e la sua arte così ribelli e trasgressive hanno segnato una generazione e la rivoluzione della musica americana. Ha continuato a tenere concerti fino a pochi anni fa, nonostante la vecchiaia e un’operazione chirurgica gli avessero ormai impedito di suonare come un tempo.

Ma lo spirito del rock’n’roll di Little Richard è rimasto invariato fino alla fine.

L’influenza sui grandi della musica

La sua influenza sul mondo musicale degli anni ’50-’60 fu incredibile. I Beatles, ad esempio, furono suoi grandi estimatori e registrarono alcune cover delle sue hit più famose. Ma non furono gli unici. Dai Rolling Stones a Bob Dylan, passando per Creedence Clearwater Revival e Freddie Mercury, per quei giovani Little Richard era una leggenda, un mito. Il musicista Steven Van Zandt, appena appresa la notizia, ha twittato: “Elvis ha reso il rock’n’roll popolare, Chuck Berry fu il suo narratore.

Ma Little Richard era l’archetipo”.

Richard, oltre che per la sua inconfondibile voce, i testi scandalosi e per il suo modo assurdo di suonare il pianoforte, divenne famoso anche per il suo look. Dalla pettinatura al trucco all’abbigliamento appariscente, tutto in Richard andava contro le barriere, i pregiudizi e i canoni dell’epoca. Non a caso questo aspetto ebbe un grande impatto su un’altra intramontabile icona musicale come Prince.

Lo stesso Richard nel 1989, ricorda Rolling Stone, riconobbe questo debito affermando: “Prince è il Little Richard della sua generazione”.

Le origini del padre del rock’n’roll

Ma prima di diventare una leggenda del rock, Little Richard (al secolo Richard Wayne Penniman), era uno dei 12 figli di un venditore di whisky della periferia di Macon, Georgia. Nacque il 5 dicembre del 1932 ed iniziò a cantare in chiesa, perché alcuni zii erano predicatori. Ma il padre disapprovava la sua musica, lo accusò di essere omosessuale, così la futura star andò via di casa a soli 13 anni.

Andò a vivere con una famiglia bianca e continuò a coltivare la sua passione, fino a vincere un talent show locale. Nel 1951 firmò il suo primo contratto discografico, ma già da quando aveva 15 anni prese a farsi chiamare con il suo storico nome d’arte. Influenzato dalla musica R&B, dal blues e dal country, imparò il suo esplosivo stile al pianoforte dalla musicista americana Esquerita.

Il primo successo di Little Richard: “Tutti Frutti”

In un’intervista a Rolling Stone nel 1990 confessò: “Quando presentai il rock’n’roll al pubblico per la prima volta, lo cantavo già da tempo in privato.

Avevo paura che non piacesse, perché non avevo mai sentito nessuno fare quel genere di musica”. Nel 1955 arrivò la svolta. Mentre lavorava come lavapiatti alla stazione degli autobus di Macon per provvedere alla famiglia dopo la morte del padre, inviò alla casa discografica di Chicago Specialty Records una registrazione della sua canzone “Tutti Frutti”.

L’indimenticabile ritornello della sua hit più famosa venne fuori mentre lavava i piatti annoiato. Il destino si presentò alla sua porta quando il produttore Art Rupe scoprì nel giovane Richard il cantante che stava cercando. Lavorarono insieme ad una versione “pulita” di “Tutti Frutti” e da lì decollò la sua carriera.

La stella sulla Walk of Fame di Los Angeles dedicata a Little Richard
La stella sulla Walk of Fame di Los Angeles dedicata a Little Richard

Un artista dallo stile ribelle

Mescolando boogie, gospel e blues e ribellandosi alle buone maniere, Little Richard sfornò un successo dopo l’altro. Iniziò a portare la sua iconica pettinatura e a truccarsi visibilmente in quel periodo. Anni dopo disse di averlo fatto per risultare meno “spaventoso” quando suonava nei club per la gente bianca. La sua fama crebbe in fretta, fino a raggiungere quella di Elvis Presley e Jerry Lee Lewis.

Nel ’57 decise di lasciare la musica dopo un sogno, ma nel ’59 tornò sui suoi passi e fece uscire un nuovo disco.

Dopo una fase gospel, nel ’64 tornò definitivamente al rock. Anche se non raggiunse più i livelli di vendite degli anni precedenti, la nuova generazione di rockers gioì del suo ritorno. In lui riconoscevano il pioniere di una rivoluzione musicale e sociale.

Rivoluzionario anche sessualità

Fu un rivoluzionario anche nel campo della sessualità. Il suo modo di fare e di porsi andava contro gli stereotipi di genere, confondendo il pubblico. In un’intervista del 1987 a Playboy dichiarò: “Credo di essere stato il fondatore dei gay.

Nel senso che son stato il primo a dirlo apertamente al mondo. Mio padre mi buttò fuori di casa per questo. Mi truccavo quando nessun altro uomo lo faceva. Al tempo dire di essere gay, significava essere nei guai. Ma a me non interessava cosa pensasse la gente”. Lo stesso Richard confessò poi di essere attratto sia dagli uomini che dalle donne, e si definì per questo “pansessuale”.

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