Un infermiere inietta un farmaco ad un paziente

Le indagini sulla morte di una donna di 41 anni nel Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, hanno portato a 2 arresti. In manette sono finiti 2 infermieri, che nella notte del 24 febbraio 2018 avrebbero somministrato alla paziente una dose letale di psicofarmaci. Numerose le accuse a carico dei 2, che avrebbero anche esercitato abusivamente la professione medica.

Ricoverata per sindrome bipolare, muore in ospedale

La vicenda è particolarmente drammatica e ferisce “tutti in quanto esseri umani e cittadini“, come recita una nota dell’ospedale di Reggio Calabria. I fatti sono avvenuti 2 anni fa nel reparto di Psichiatria, che come specifica il nosocomio “dipendono direttamente dal Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria“.

Qui, riportano le fonti locali, era stata ricoverata una donna di 41 affetta da sindrome bipolare. Una condizione che ne aveva causato il ricovero, ma le indagini sulle cartelle mediche hanno stabilito che la donna era in buone condizioni di salute, soprattutto fisiche.

Tuttavia, la notte del 24 febbraio la donna è morta e per il suo decesso ora sono stati arrestati 2 infermieri del reparto Psichiatria: il 52enne Giuseppe Laganà e il collega 51enne Salvatore Tomasello.

Sarebbero stati loro, secondo gli inquirenti, a causarne la morte.

Iniettata una dose letale di farmaci

Le indagini condotte dai procuratori di Reggio Calabria, hanno ricostruito sulla carta quanto avvenne quella notte. Stando alla ricostruzione, la donna era sì in buone condizioni, ma il suo stato mentale la rendeva particolarmente difficile da gestire. Lo stato psicotico di cui soffriva, l’avrebbe portata a richiedere più volte l’aiuto degli infermieri nel corso della notte. Fino a quando Laganà e Tomasello avrebbero deciso di iniettarle una dose massiccia di psicofarmaci, per calmarla.

Il problema è che di quell’iniezione non ne venne registrata alcuna traccia nella cartella clinica e nel diario degli infermieri; inoltre, fu somministrata senza alcun consulto medico, secondo gli inquirenti.

Il messaggio della vittima ai parenti

La mattina dopo, un medico avrebbe dato alla 41enne un altro farmaco, causando uno shock farmacologico e una conseguenza depressione cardiorespiratoria, che come hanno chiarito gli esperti medico-legali è ciò che ne ha causato la morte.

Come riportano le fonti locali, dall’inchiesta sarebbe emerso che la paziente era consapevole di quanto accaduto.

Avrebbe infatti mandato alcuni messaggi vocali ad amici e parenti, finiti agli atti, in cui la donna avrebbe riferito che gli infermieri le avevano dato “cento gocce di uno psicofarmaco“.

I reati a carico dei 2 infermieri

Il caso è molto complesso e il numero di reati a carico di Laganà e Tomasello sarebbe notevole. Per la morte della paziente 41enne, i 2 sono stati arrestati e messi ai domiciliari. Risultano accusati di omicidio preterintenzionale aggravato, ma non è l’unico capo d’accusa a loro carico.

Le indagini hanno anche appurato che i 2 avrebbero gestito una sorta di “clinica privata”.

Sottraendo dall’ospedale medicine e presidi, avrebbero svolto un’attività extra lavorativa nelle loro abitazioni, prescrivendo anche psicofarmaci alle persone che si rivolgevano a loro. Inoltre, avrebbero anche truffato lo Stato, timbrando il cartellino senza però essere presenti in ospedale.

Oltre all’accusa di omicidio, tutti questi aspetti hanno portato alle accuse di falsità in atto pubblico, false attestazioni, peculato e truffa aggravata ai danni del Ministero della Sanità; indagati infine a piede libero per esercizio abusivo della professione medica.