Ema Stokholma

Oggi è una donna di successo, con un passato da modella e una carriera in continuo fermento. Ma è sul suo “ieri” che Ema Stokholma, conduttrice radiofonica italo-francese, ha accesso una prepotente luce davanti alle telecamere, portando a galla una sconvolgente rivelazione sul tessuto di violenze in cui sarebbe cresciuta: “Odiavo mia madre, a volte volevo ucciderla“.

L’infanzia drammatica di Ema Stokholma

Prima modella, poi conduttrice radiofonica di successo e una fetta importante di popolarità conquistata anche in Italia, Ema Stokholma è stata ospite di Caterina Balivo nel talk Vieni da me, in onda su Rai1.

Nel raccontare la genesi del suo libro, Per il mio bene, ha riaperto le pagine più buie della sua esistenza portando a galla alcuni retroscena dell’infanzia che hanno sconvolto la padrona di casa.

Ema Stokholma ha parlato delle violenze subite da bambina, quando sua madre, a suo dire apparentemente inconsapevole del male che faceva a lei e a suo fratello, la picchiava e la aggrediva verbalmente.

Nessuno sarebbe mai intervenuto per salvarla da quello che ha dipinto come un inferno, e soltanto a 36 anni avrebbe trovato il coraggio di mostrare le ferite della sua anima.

Prima di scrivere il suo libro, non ne avrebbe mai parlato a nessuno.

Ho pensato di dover raccontare la mia storia, una storia comune, ci si vergogna quasi a raccontarla. Però la gente deve capire che dietro a queste storie ci sono dei genitori che non stanno bene, dei vicini che stanno zitti, delle maestre che non fanno niente. I lividi si vedono, e anche se non si vedono si capisce se un bambino non sta bene“.

Odiavo mia madre, a volte volevo ucciderla

Il ricordo del “primo pugno” ricevuto dalla madre introduce il suo libro, episodio di cui ha parlato anche in trasmissione: “Ho scoperto molto presto che ogni luogo era pericoloso se c’era lei.

Credo che lei non stesse bene. Non c’è mai stato un aiuto psicologico o una diagnosi, però io credo che lei avesse molti problemi mentali. Le dava fastidio anche la mia fisicità, magari mi svegliavo e mi diceva ‘Hai gli occhi strani’, e da lì partiva tutta la giornata di accuse e incubo, che poi finiva sempre nello stesso modo…“.

La convivenza con la madre, secondo il ritratto di Ema Stokholma, non sarebbe stata mai facile. Ha raccontato di essere scappata perché riteneva impossibile instaurare un dialogo con la donna: “Era come se lei non capisse cosa accadeva, come se per lei non fosse successo nulla. Era molto spiazzante“.

Anche suo fratello sarebbe stato vittima di violenze domestiche, e questo dolore li avrebbe addirittura portati ad allontanarsi. “Per lei avevamo dei problemi mentali. Io la odiavo profondamente, volevo ucciderla a volte. La odiavo veramente. Non ho mai provato amore nei confronti di mia madre.

Non ricordo un abbraccio, una carezza“.

Ema Stokholma ha dichiarato di essere finita in analisi e di aver capito dopo tanti anni la reale entità della sua situazione. La madre oggi non c’è più: “Non voglio accusare mia madre, sono convinta che qualcuno avrebbe potuto aiutarla. (…) Non l’ho perdonata, l’ho capita e l’ho accettata, a modo suo mi voleva bene“.