Verona, batterio killer di neonati in ospedale: 4 morti e quasi 100 infettati dal citrobacter

L’Ospedale della Donna e del Bambino di Verona chiude i reparti di terapia intensiva neonatale e di terapia intensiva pediatrica per trasferirli in altri edifici. Tutto il personale, eccetto i dirigenti, sarà ricollocato in altre attività. Infine, il punto nascite dell’ospedale, il più grande del Veneto, rimarrà chiuso per un tempo non ancora determinato. La drastica decisione arriva dopo la scoperta di un batterio potenzialmente letale per i bambini appena nati, il citrobacter, che avrebbe già causato alcune giovanissime vittime. Non sarebbe invece una minaccia per gli adulti. Il direttore generale dell’azienda ospedaliera di Verona, Francesco Cobello, ha definito l’intervento “draconiano”.

A febbraio, un altro batterio aveva ucciso una neonata al Policlinico di Bari.

Citrobacter: batterio killer dei bambini

3600 nascite all’anno, circa 10 al giorno, spiega il TGR Veneto, che definisce l’Ospedale della donna e del bambino “una colonna portante della sanità regionale”. Dalle analisi che vengono condotte regolarmente da alcuni anni, è emersa infatti la presenza del batterio citrobacter, il quale non sempre è pericoloso. Massimo Franchi, direttore del reparto di Ostetricia e ginecologia dell’azienda ospedaliera, spiega al Fatto Quotidiano che si tratta di: “Un batterio solitamente innocuo che si trova normalmente nel corpo di persone sane, ma che in determinate circostanze e su soggetti più esposti, può causare infezioni anche gravi”, come encefaliti e meningiti.

Se rimane nell’intestino, il citrobacter resta innocuo, ma se arriva al cervello la sua pericolosità aumenta a dismisura. Al momento, sono in corso le operazioni di sanificazione degli edifici e di trasferimento dei reparti e del personale sanitario. A gestire e controllare la situazione, è stata inoltre creata una commissione esterna.

La piccola Nina potrebbe non essere l’unica vittima del citrobacter

A novembre, infatti, è morta una bambina, Nina, nata prematura ad aprile 2019 a causa di una grave encefalite che le provocò danni cerebrali irreversibili.

Dalle indagini e perizie conseguenti, si è stabilito che ad uccidere Nina è stato il citrobacter. L’infezione, inoltre, è partita dal reparto di terapia intensiva neonatale dell’ospedale veronese. In seguito alla morte della piccola, anche altri neogenitori hanno raccontato di morti sospette e chiesto ulteriori indagini. “Ufficialmente, il trend dei casi era in calo, ma si sono verificati dodici casi in contemporanea, dei quali uno ha sviluppato un’infezione.

Visto che il problema continua a ripresentarsi nonostante i reiterati tentativi di debellarlo, abbiamo deciso di provare il tutto per tutto”, spiega il direttore generale Cobello, per il quale si tratta di una decisione “unica in Italia. Mi son sentito in dovere di farlo per la salute pubblica”.