alessandro gassmann

Ieri era il 20esimo anniversario della morte di uno dei più grandi talenti teatrali e cinematografici del nostro tempo, Vittorio Gassmann. A ricordarlo è il figlio Alessandro, che sui suoi profili social ha condiviso una carrellata di ricordi, immagini, scene cinematografiche e testimonianze a memoria del padre.

In ricordo del “mattatore”

Da ieri, il profilo di Alessandro Gassman è abitato dal ricordo di suo padre: da giovane, da anziano, in vesti di attore e in quelle di padre. Cinque giorni fa sul suo account Instagram ufficiale è apparso il primo ritratto, e da lì parte il conto alla rovescia: “Una foto al giorno per ricordare un attore unico…..indimenticabile”.

Il ricordo di un figlio

Un’immagine di ieri mostra Gassmann sul set, e nella didascalia compare una sua citazione: “L’ attore è come una scatola vuota  e più vuota è meglio è; interpreta un personaggio e la scatola si riempie ,poi il lavoro finisce e la scatola si svuota”. Di ieri è anche una bellissima immagine dei due Gassmann (padre e figlio) fotografati insieme, con una frase di Alessandro per il padre: “Mio padre mi ha lasciato tantissimo sia umanamente e anche dal punto di vista etico professionale.

La cosa che spesso mi ripeteva era che fra due strade che portano allo stesso punto di scegliere sempre quella che ti arreca più fatica”.

Attore magnetico e istrionico

Era soprannominato “Il mattatore” per il suo stile recitativo: Vittorio Gassman era un grandissimo perfezionista, un attore versatile e dal grandissimo magnetismo. Di origine italo-tedesca, aveva capito fin da subito che la recitazione era la sua vita: negli anni ’50 fondò il teatro d’arte italiano portando sul palco opere come l’Amleto (per la prima volta in Italia), mentre si faceva strada anche nel cinema con capolavori come Riso amaro.

Una vita non sempre facile

Il mattatore è anche l’uomo simbolo di diversi film-capolavoro, come Il Sorpasso, L’Armata Brancaleone, I mostri.

La sua passione è poi stata ereditata dal figlio Alessandro, attore e regista. 

La sua vita non fu sempre facile: tormentato da lunghi periodi depressivi, si suppone che potesse soffrire di una sindrome bipolare, e morì di attacco cardiaco a 77 anni.