Esami di laboratorio

La sclerosi laterale amiotrofica (SLA) è ancora oggi una malattia sfuggente e misteriosa, che presenta enormi sfide sia per i pazienti che per i ricercatori. Al momento attuale, infatti, non solo non esiste una vera e propria cura, ma anche la stessa diagnosi è in grado di rivelarsi assai lunga e difficoltosa, dato non esistono test efficaci in questo senso. Tutto ciò potrebbe cambiare, grazie all’individuazione nella saliva dei pazienti di uno specifico biomarcatore, utile alla diagnosi precoce della malattia.

La diagnosi di SLA attraverso l’analisi della saliva

L’aspettativa maggiore nasce da un recente studio, frutto della collaborazione tra l’IRCCS Fondazione Don Gnocchi di Milano e l’IRCCS Istituto Auxologico Italiano.

Pubblicata su Scientific Reports, la rivista scientifica del gruppo Nature, la ricerca propone di ricorrere ad una particolare tecnica, chiamata spettroscopia Raman. L’idea di base è quella di utilizzare la luce laser per studiare la composizione chimica di campioni complessi, come la saliva: “Si tratta di una tecnica non distruttiva – spiega la dottoressa Marzia Bedoni in un comunicato stampa della Fondazione Don Gnocchi – che dà risposte in tempi brevi, non richiede particolari condizioni per l’esecuzione della misura e può essere effettuata con una minima preparazione del campione”.

Il problema del ritardo della diagnosi

La ricerca, che è stata finanziata dal Ministero della Salute, potrebbe permettere di aggirare uno dei maggiori ostacoli legati alla SLA. I lunghi tempi impiegati per avere una diagnosi definitiva, infatti, a volte possono anche sfiorare l’anno, con gravi conseguenze sulla vita dei pazienti: “Il ritardo nella diagnosi causa spesso nel paziente un senso di impotenza, penalizzandolo poi nell’accesso ai trial clinici – spiega il dottor Paolo Banfi, tra gli autori dello studio – L’individuazione di un nuovo metodo per accelerare la procedura diagnostica avrà importanti ricadute e costituisce un capitolo importante nello studio e nella battaglia contro questa patologia gravemente invalidante”.

Migliorare la qualità della vita dei pazienti

La capacità di utilizzare un semplice prelievo di saliva per facilitare il processo di diagnosi, sottolinea la Fondazione Don Gnocchi, potrebbe rappresentare un’opportunità di rilevanza storica. Solo in Italia questa malattia degenerativa, che porta alla progressiva paralisi della muscolatura, colpisce più di 6mila persone, con un’incidenza di 2mila nuovi casi ogni anno.

Lo sviluppo e la validazione di questa innovativa metodologia – spiega il dottor Cristiano Carlomagno, responsabile dello studio – permetterà di mettere a disposizione di medici e pazienti uno strumento in grado sia di accelerare la procedura diagnostica, che di anticipare e personalizzare il trattamento terapeutico riabilitativo in base alle caratteristiche di ogni singolo paziente”. La speranza, in futuro, sarà quindi quella migliorare la prognosi e la qualità della vita di tanti ammalati.

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