Papa Francesco davanti ad un leggio

Papa Francesco ha aperto il l’Angelus della domenica in modo insolito; il Pontefice infatti ha espresso il suo profondo dolore e rammarico per quanto sta accadendo in Turchia, ovvero la riconversione dell’Ayasofya o Santa Sofia in moschea.

Il messaggio del Papa

Spiazzando tutti i presenti e coloro che hanno assistito a distanza, il Papa ha esordito così: Penso a Santa Sofia e sono molto addolorato” ha detto, condannando tra le righe la decisone presa dal governo turco di riconvertire il monumento simbolo della città di Istanbul a moschea.

Una decisione, quella di Erdogan che ha scatenato reazioni contrarie da parte tanto di esponenti religiosi quanto dall’ambiente dei beni culturali.

Così anche in Vaticano la notizia ha destato scalpore, spingendo il Papa a prendere una posizione chiara, esternando le preoccupazioni che sono arrivate nelle scorse ore dagli stessi patriarchi ortodossi.

La fasi di Santa Sofia

Quando si pensa alla città del Bosforo, la prima immagine ad affiorare nella mente di molti è quella dell’Ayasofya. La dicitura per intero è Santa Moschea della Grande Hagia Sophia, nata come basilica romana, diventata successivamente una chiesa che ha conosciuto ben tre fasi di costruzione.

Rimasta polo religioso dell’impero bizantino, massima espressione dell’arte del mosaico, a seguito dell’ultimo restauro del 1317 voluto dall’imperatore Andronico II, è diventata moschea con la caduta di Costantinopoli nel 1453, per volontà del sultano Maometto II.

Le fasi architettoniche che caratterizzano la struttura non si sono fermate con la conquista del sultano, anzi, nel corso dei secoli, grazie alle conquiste ottomane, furono molti i trofei di guerra che andarono ad arricchirne gli interni. L’ultimo restauro strutturale risale agli anni tra il 1847 e 1849, quando i fratelli Fossati, architetto e ingegnere ticinesi, ultimarono lavori di rafforzamento della cupola, il raddrizzamento delle colonne e il rinnovamento delle decorazioni.

I fratelli Fossati riportarono in luce anche i mosaici bizantini ancora coperti dalle intonacature volute dal sultano.

La riconversione di Santa Sofia

Con il crollo dell’Impero Ottomano alla fine del primo conflitto mondiale, il fondatore della Repubblica di Turchia e primo Presidente, Mustafa Kemal Atatūrk decise di trasformare Santa Sofia in un museo. La decisione fu seguita da una nuova serie di opere di restauro che riportarono in luce le decorazioni dei pavimenti di marmo e altri mosaici.

Infine, il restauro della cupola fu completato tra il ’97 e il 2002 grazie anche ai finanziamenti di American Express e del World Monuments Funds.

Fino al 2006, anno in cui il governo consentì l’utilizzo di un’area a solo scopo di preghiera, era espressamente vietato l’uso del complesso a luogo di culto. Dal 2010 sono iniziate le richieste delle associazioni islamiche al governo per ripristinare la moschea, richiesta accolta dall’attuale Presidente turno Recep Tayyip Erdogan. Un processo avviato il 31 marzo 2018 quando lo stesso Presidente recitò, in barba ai divieti, un versetto del Corano, seguito da un primo annuncio un anno dopo, di voler cambiare lo status del monumento.

Il 10 luglio 2020 il Consiglio di Stato turco ha definitivamente stralciato il decreto di Atatürk e la Basilica è stata riaperta al culto islamico.

Approfondisci:

Tutto su Papa Francesco