Keeley Bunker

Stuprata, strangolata e abbandonata in un parco, sotto un cumulo di rami, da una persona di cui si fidava: è la ricostruzione delle ultime ore di Keeley Bunker, 20 anni, secondo l’accusa uccisa dall’amico Wesley Streete, coetaneo finito a processo per l’omicidio. La giovane sarebbe stata ingannata e attirata in una trappola mortale dal ragazzo, che aveva promesso di riportarla a casa dopo un concerto. Sarebbero questi, secondo gli inquirenti, i contorni chiave di un caso che ha scosso il Regno Unito.

Stuprata e uccisa mentre torna a casa: l’amico a processo

Poco dopo il ritrovamento del corpo di Keeley Bunker, 20 anni, scoperta senza vita il 19 settembre scorso in un parco di Tamworth (nello Staffordshire), il cerchio si sarebbe stretto velocemente intorno all’amico Wesley Streete, coetaneo della vittima, al punto da portarlo alla sbarra in un processo per omicidio che si è aperto poche ore fa.

L’imputato, scrivono BBC e Sky News, si sarebbe professato innocente a più riprese durante le fasi preliminari dell’inchiesta, così in aula, dove avrebbe rigettato la ricostruzione dell’accusa che gli attribuirebbe, al contrario, una nitida firma sul delitto.

A trovare il cadavere della ragazza, stando a quanto riportato dal Daily Mail, sarebbe stato uno zio impegnato nelle ricerche. L’accusa, aggiunge il quotidiano, sostiene che la 20enne sarebbe stata uccisa dal giovane di cui si fidava, e che le avrebbe proposto un passaggio verso casa dopo un concerto.

Consumati la violenza sessuale e l’omicidio, secondo gli inquirenti, il ragazzo avrebbe cercato di occultare i resti della vittima con dei rami nel cuore di Wiggington Park. 

Le ultime parole della vittima

Stando a quanto emerso, Keeley Bunker avrebbe trovato la morte pochi giorni dopo il suo 20° compleanno.

Un caso dietro il quale, fin dalle prime battute investigative, si sarebbe stagliato il profilo del ragazzo oggi imputato dell’omicidio.

Agli inquirenti, un’amica intima della vittima avrebbe dichiarato di aver trascorso con lei le ultime ore spensierate in occasione di un concerto, il 18 settembre, poche ore prima del dramma. Proprio a lei, secondo il quadro della vicenda riportato dalla stampa britannica, la giovane avrebbe rivolto una rassicurazione prima di congedarsi, dopo aver rifiutato l’invito a trascorrere la notte nel suo appartamento: “Wesley (Streete, ndr) vive vicino a me, mi accompagnerà, andrà tutto bene“.

Ma quei 20 minuti di percorso che la separavano dall’abbraccio sicuro della famiglia, e quella fiducia, si sarebbero tradotti nell’anticamera di un abisso di orrori.

Streete, aggiunge il Birmingham Mail, sarebbe inoltre accusato di altri due episodi di stupro, di cui uno ai danni di un minore sotto i 16 anni. Si sarebbe dichiarato estraneo anche a questi fatti.