Psicosetta a Novara, immagini della Polizia

Lui sceglie quali ragazze devono farlo divertire“: è uno dei passaggi della testimonianza con cui una delle presunte vittime, attraverso un agghiacciante racconto, ha messo la Squadra mobile di Novara e lo Sco (Servizio centrale operativo della Polizia) sulle tracce di una “potente psicosetta”, rivelano gli inquirenti, al cui vertice si sarebbe individuato un 77enne. Con lui risultano indagate 30 persone, adepti (prevalentemente donne) che si sarebbero prestati a decenni di orrori tra riduzione in schiavitù e abusi sessuali, anche ai danni di minori.

Novara: sgominata psicosetta attiva da 30 anni

“Operazione Dioniso”: è così che si chiama la maxi indagine – durata 2 anni – con cui Squadra mobile di Novara e Sco hanno portato a galla un tessuto di crimini che si sarebbe stratificato negli anni (ben 30, secondo l’esito della complessa e articolata attività investigativa) radicato nel cuore di quella che gli inquirenti hanno definito una “potente psicosetta” con base in provincia di Novara e ramificazioni tra Milano e il Pavese.

Un uomo di 77 anni, ritenuto dagli investigatori a capo dell’organizzazione criminale, è stato iscritto nel registro degli indagati con le ipotesi di riduzione in schiavitù e reati in ambito sessuale anche in danno di minori.

Il bilancio dell’inchiesta è però più vasto: in tutto sono 30, rivelano gli inquirenti, le persone attualmente indagate per le stesse ipotesi di reato. Si tratterebbe di adepti, prevalentemente donne, su cui il fuoco delle indagini si sarebbe acceso dopo una testimonianza shock.

La testimonianza input dell’inchiesta

Lui decide tutto. Lui decide chi puoi frequentare, dove puoi lavorare. Lui sceglie quali ragazze devono farlo divertire. Lui sceglie se puoi o non puoi frequentare i nostri “luoghi fatati”.

Lui è Lui. Noi lo chiamiamo Lui o Il Dottore, perché non possiamo nominare il suo nome, non ci è concesso“.

È il passaggio shock della testimonianza di una delle presunte vittime che, con il suo “agghiacciante racconto“, riferiscono gli inquirenti, avrebbe dato impulso decisivo all’inchiesta che ha portato a sgominare la psicosetta e a indagare su almeno 30 persone.

Parole che avrebbero portato la Squadra mobile di Novara e lo Sco a scoprirne l’esistenza e il presunto vertice, individuato in un 77enne, che avrebbe agito con il supporto di alcune strette collaboratrici,definite delle vere e proprie aguzzine“, si legge nella nota di chi indaga.

Il gruppo delle “bestie” e il “Dottore”

Il gruppo delle “bestie”, così si chiamavano tra loro gli adepti, secondo la polizia, si sarebbe reso responsabile di numerosi reati in ambito sessuale, anche su minori. Bambine e ragazze ridotte a schiave sessuali per compiacere il “Dottore”, questo il nome con cui l’uomo di 77 anni – ritenuto al vertice della setta del sesso con base operativa nella provincia di Novara e un’estensione capillare, dagli anni ’80, fino a Milano e Pavia – si sarebbe fatto chiamare all’interno della rete di adepti.

Nella notte tra il 18 e il 19 luglio scorsi, la svolta: l’indagine di circa 2 anni si è completata con lo smantellamento dell’organizzazione criminale che, per oltre 30 anni, avrebbe portato avanti “le proprie finalità delittuose, procurando alle vittime danni psicologici fino, in alcuni casi, alla permanente compromissione delle facoltà mentali“. Lo scrivono, nero su bianco, gli inquirenti impegnati nella delicata inchiesta culminata con l’iscrizione di 30 persone nel registro degli indagati.

Le vittime della setta del sesso

Le vittime, bambine e ragazze, secondo le ricostruzioni emerse in sede di indagine venivano reclutate tramite un centro psicologico e “una fitta rete di attività commerciali, tutte riconducibili alla setta“, tra cui due scuole di danza, erboristerie, una bottega di artigianato e una casa editrice.

La rete si sarebbe servita del contributo di psicologhe professioniste, a loro volta adepte, che avrebbero fatto leva sullo stato di fragilità emotiva delle persone assistite per mettere in atto l’opera di indottrinamento, trasformandole in vere e proprie “prede” degli appetiti criminali della setta.

Nella nota degli inquirenti si parla di “lavaggio del cervello”, a cui le neofite sarebbero state sottoposte secondo un preciso schema di inclusione nelle trame del gruppo delle “bestie”.

Tra le azioni portate avanti per soggiogare le vittime, pratiche sessuali “spesso estreme e dolorose, riferiscono gli investigatori. Il progressivo isolamento dalle trame amicali e familiari sarebbe stato il passo successivo per piegare le vittime alla volontà del “Dottore”.

Perquisizioni e sequestri di materiale potenzialmente utile alle indagini sono stati eseguiti nelle prime ore di domenica 19 luglio dalla Squadra mobile di Novara e dallo Sco, in collaborazione con le Squadre mobili di Torino, Milano, Genova, Pavia, Alessandria, Asti, Biella, Vercelli, Verbania e Aosta e degli equipaggi dei Reparti prevenzione crimine di Milano e Torino.