maria paola e ciro

Caivano, nel napoletano, è stato teatro di una grave vicenda dopo che un uomo di 30 anni ha inseguito la sorella in scooter con il compagno, e ne avrebbe causato la morte in un incedente. Il gesto sarebbe stato motivato della relazione tra la giovane, Maria Paola Gaglione, di circa 20 anni, e Ciro Migliore, un 20enne transessuale.

Ciro se l’è cavata con ferite lievi, ma purtroppo per Maria Paola non c’è stato nulla da fare. La sua morte accende i riflettori sulla violenza omotransfobica, alla radice di questa tragica circostanza.

Il tema della mancanza di una cultura che combatta questi pregiudizi è stato amplificato dal modo in cui parte della stampa ha inizialmente trattato la vicenda.

Ciro, il post per Maria Paola: “Ti amerò sempre”

Ciro, il fidanzato di Maria Paola, ha scritto dall’ospedale un post in cui dà voce a tutto il suo dolore. Oggi la coppia avrebbe festeggiato 3 anni insieme, una relazione che secondo le testimonianze del giovane e della sua famiglia era ampiamente osteggiata dai familiari di Maria Paola.

Dopo 3 anni ti stavo vivendo ma la vita mi ha tolto l’amore mio più grande la mia piccola.

Non posso accettarlo perché Dio non mi ha chiamato a me? Perché proprio a te amore mio.. non riesco più a immaginare la mia vita senza te“, ha scritto Ciro in un post su Instagram. Il giovane sarebbe stato aggredito dal 30enne con calci e pugni dopo l’incidente e sarebbe stato portato in ospedale con fratture ed escoriazioni.

La difesa della famiglia di Maria Paola

L’incidente è stato descritto come una “trappola” per i due fidanzati dalla madre di Ciro, Buonadonna Rosa, anche se al momento non ci sono indicazioni delle indagini sulla questione.

Michele Antonio Gaglione, il fratello della 20enne, è stato fermato con accuse di morte in conseguenza di altro reato e violenza privata, ma il capo d’imputazione è cambiato in omicidio preterintenzionale, e si valuta l’aggravante dell’omofobia.

Non volevo uccidere nessuno, ma dare una lezione a mia sorella e soprattutto a quella là che ha infettato mia sorella che è stata sempre normale“, avrebbe detto Michele Gaglione ai carabinieri. La famiglia nega che ci sia stata l’intenzionalità del delitto, ma sostiene che il 30enne si sia fermato per tentare di rianimare la sorella.

La violenza transfobica

Questa versione è stata fornita a Fanpage da don Maurizio Patriciello, il parroco di Caivano. Don Maurizio ha continuato riferendosi a Michele Gaglione dichiarando: “Penso che lui non fosse comunque preparato culturalmente a vivere questo tipo di relazione della sorella“.

I contorni di questa vicenda, che evidenziano un problema culturale, sono stati commentati anche dal Gay Center, da sempre impegnato nel supporto e nell’aiuto a omosessuali e transessuali anche con il numero verde contro l’omofobia e la transfobia. “Quanto accaduto dimostra la difficoltà di alcuni contesti che da tempo denunciamo“, si legge nel post della Pagina Facebook.

Nel post si chiede con urgenza una “legge seria contro l’omotransfobia, che prevenga situazioni di questi tipo e che senza dubbi condanni le dichiarazioni che vedono l’omosessualità come una malattia o qualcosa di inferiore (…) Espressioni e pregiudizi per i quali Paola è stata uccisa“.

Il post su Facebook del Gay Center
Il post su Facebook del Gay Center

Come la stampa ha trattato il delitto di Caivano

La narrazione della vicenda di cronaca è stata un ulteriore conferma delle mancanze con cui vengono trattate le violenze transfobiche. Diversi attivisti LGBTQ+ hanno criticato il modo in cui alcune testate hanno scritto della morte di Maria Paola e il linguaggio usato per definire la vicenda.

Ciro è stato definito “l’amica”, e le testate si sono rivolte a lui con l’uso del femminile. La loro relazione è stata etichettata come “coppia lesbica” o “storia d’amore gay”, quando non lo è. Una dimostrazione della superficialità nel voler imporre etichette invece di dare profondità.

Il post del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Il post del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

Sui social si sono mobilitati molti utenti per chiedere maggior correttezza nel riportare le notizie su questa vicenda, laddove un telegiornale nazionale ha addirittura definito Ciro “una ragazza, Cira”.

Una indecorosa pagina di giornalismo che ha ulteriormente aggravato questa vicenda, rendono invisibile la vita delle persone coinvolte, doppiamente vittime.

Post di Cecilia Consortia
Post di Cecilia Consorti