Rossana Rossanda è morta. Giornalista, scrittrice, fu tra le fondatrici del “Manifesto”

Rossana Rossanda si è spenta la scorsa notte nella sua abitazione a Roma, all’età di 96 anni. La scrittrice e giornalista fu tra le fondatrici del Manifesto nel 1969. Classe 1924, aveva partecipato anche alla Resistenza contro i nazifascisti. Una donna che ha segnato con la sua intelligenza e il suo carattere deciso una parte importante della storia italiana, ci ha lasciati.

Dalla politica al giornalismo, una vita in prima linea

Nata nel 1924 a Pola, capoluogo storico dell’Istria, Rossana Rossanda ha avuto una lunga e impegnativa vita. Sia nel mondo intellettuale che nella politica.

Fu allieva del filosofo Antonio Banfi. Palmiro Togliatti la scelse come responsabile della politica culturale del Partito Comunista, con il quale venne eletta nel 1963 alla Camera. 6 anni dopo, il Pci la radiò perché esponente della sinistra critica.

In seguito a questo evento, sempre nel 1969, fu tra le fondatrici della rivista Il Manifesto, il quale divenne poi quotidiano. È stato proprio il sito del Manifesto a dare l’annuncio della sua morte, avvenuta la notte di sabato 19 settembre a Roma. Martedì in edicola il giornale dedicherà un’edizione speciale alla memoria della sua fondatrice.

La giornalista stava male da tempo: lo scorso 25 aprile fu infatti ricoverata per una crisi cardiaca.

La nascita del Manifesto

Conosciuta come “La ragazza del secolo scorso”, dal titolo della sua autobiografia, ha dedicato la vita ad importanti battaglie politiche e culturali. Insieme a Lucio Magri, Luigi Pintor e Valentino Parlato diede vita al Manifesto, del quale fu anche direttrice. Fu l’unica a convincere il capo delle Brigate Rosse, Mario Moretti, a parlare in un’intervista del caso Moro. Fiera antifascista, da giovane partecipò attivamente alla Resistenza.

Ha vissuto 12 anni a Parigi, dove strinse amicizia con il celebre scrittore e filosofo Jean Paul Sartre. 2 anni fa però ha deciso di tornare in Italia, così ha trascorso gli ultimi anni della sua lunga e movimentata vita nel quartiere Parioli della capitale. Il 31 ottobre 2018 concesse l’ultima intervista, a Repubblica, dove attaccò la sinistra italiana “per aver deluso le speranze”. Inoltre, manifestò la sua preoccupazione sull’Italia: “È irriconoscibile, senza spina dorsale. Mi fa paura vedere quel che sta diventando“.