Violenza su una donna

Poco più di un anno fa la Procura di Modena ha deciso di riaprire il caso del “mostro di Modena”, il presunto serial killer che avrebbe ucciso almeno otto donne tra il 1985 e il 1995. Si tratta di una delle più efferate serie di omicidi in Italia, rimasta ancora oggi senza un vero responsabile. Mai individuato, infatti, il colpevole, né le prove che testimonierebbero l’esistenza di un unico assassino. Questa ipotesi continua a rappresentare una forte suggestione, ma la speranza, in un prossimo futuro, è di riuscire a gettare nuova luce sull’intera vicenda.

Otto vittime in dieci anni

Nell’agosto del 1985 venne ritrovato a Baggiovara, in provincia di Modena, il corpo della 19enne Giovanna Marchetti, uccisa a colpi di mattone dopo un tentativo di strangolamento. Da quel giorno furono molte le vittime: tutte giovani prostitute o tossicodipendenti, uccise in modi apparentemente simili, pugnalate o strangolate. L’identità delle ragazze, il tipo di ambiente che frequentavano e le modalità di uccisione lasciarono pensare che l’omicida potesse essere lo stesso, anche se di tutto ciò non venne mai rinvenuta alcuna prova.

Sulla stampa locale dell’epoca si iniziò così a battezzare l’ipotetico serial killer come “mostro di Modena”, arrivando ad ipotizzare che il suo movente fosse di tipo rituale, legato alla volontà di “ripulire” la zona dalla presenza delle prostitute.

Questo tentativo di comprendere il mistero si risolse in un nulla di fatto e per anni si dovette convivere con la paura e l’incertezza. Nel 1995 ci fu l’ultimo omicidio, quello della 32enne Monica Abate, morta soffocata mentre si trovava nella sua abitazione.

La riapertura del caso

Nel 2019, dopo anni senza alcuna sostanziale novità, si sono riaccesi improvvisamente i riflettori su questa tragica vicenda.

A riportarla all’attenzione generale ci ha pensato un documentario di Gabriele Veronesi, intitolato per l’appunto Il mostro di Modena, in cui si ripercorrono le storie delle vittime e dei loro genitori. Proprio nel 2019, anche in conseguenza di questa videoinchiesta, il procuratore capo di Modena ha deciso di riaprire l’indagine. Gli enormi passi avanti fatti sul piano tecnologico, pensiamo solo all’analisi del DNA, consentono di prendere nuovamente in esame i singoli casi, in modo molto più approfondito rispetto a quanto accaduto 25 anni fa.

L’obiettivo è quello di dare un volto all’assassino – o agli assassini – e di ottenere finalmente verità e giustizia per i familiari delle vittime.

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