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Ieri una maestra d’asilo di Jiazou, nella Cina centro-orientale, è stata condannata a morte per aver avvelenato 25 bambini: uno di questi è deceduto a gennaio di quest’anno.

Il caso: una maestra “spregevole e malvagia”

È successo il 27 marzo dell’anno scorso. La maestra Wang Yun, dopo un litigio con una collega sulla gestione degli alunni, ha avvelenato la classe dell’altra insegnante, cercando di fare ricadere la colpa su di lei.

Avrebbe utilizzato il nitrato di sodio, mettendolo nella colazione dei bambini. Una sostanza innocua, generalmente utilizzata come conservante, ma che in grandi dosi può portare anche alla morte.

A quanto pare la maestra aveva già utilizzato lo stesso modus operandi per cercare di avvelenare il marito qualche tempo prima. L’uomo, al tempo, non aveva subito gravi conseguenze.

Questa volta, però, l’animo vendicativo è costato caro a Wang Yun. Fin da subito 23 alunni hanno accusato vomito ed avuto svenimenti, mentre uno è morto dopo 10 mesi in ospedale. Infine, ieri la corte di Jiazou si è pronunciata sul destino della maestra: condanna a morte.

I giudici hanno affermato che la maestra è “spregevole e malvagia, e le sue azioni hanno comportato conseguenze estremamente serie, e per questa ragione merita di essere severamente punita.

La Cina e la questione della pena di morte

Ancora oggi la pena capitale è una delle sanzioni previste dal codice penale cinese, anche se vi sono state discussioni sulla sua abolizione. Viene utilizzata per punire una settantina di reati diversi, dall’omicidio alla pirateria informatica. Nonostante ciò, le informazioni ufficiali al riguardo sono poche.

Cina: pena di morte come Segreto di Stato

Le uniche ricerche sul numero di condanne a morte sono pubblicate da associazioni come Amnesty International e Nessuno Tocchi Caino.

Sembrerebbe, secondo il Rapporto sulla pena di morte di Amnesty del 2009, che la Cina sia il primo Stato per numero di esecuzioni capitali.

Nel rapporto di Amnesty viene però specificato che i numeri pubblicati non sono certo: nel Paese, infatti, la pena di morte è un segreto di Stato e i tribunali pubblicano solo una parte delle sentenze effettive. Secondo i dati di Amnesty International, nel 2019 in Cina ci sono state 657 esecuzioni confermate, ma si ipotizza che siano state in realtà migliaia.