tampone covid

Una vicenda dai contorni surreali si è impadronita delle recenti cronache, cristallizzata nel racconto di un papà 33enne che si sarebbe visto recapitare a casa l’esito di un tampone per Covid al figlio, sebbene deceduto 18 mesi fa. La storia, riportata da Notizie.it, avrebbe come protagonista un bambino morto nel 2019, un mese dopo la nascita. Il genitore, sconvolto alla vista del referto di quel test per il Coronavirus, si interroga sull’accaduto.

Il figlio è morto 18 mesi fa, ma riceve l’esito di un test per il Covid

Dall’ospedale, il risultato di un test per il Coronavirus a un bimbo che, in realtà, sarebbe morto 18 mesi fa.

La storia, raccontata dal papà del piccolo a Notizie.it, ha i contorni dell’incredibile e avrebbe suscitato ben più di qualche interrogativo nella famiglia, già duramente provata dal terribile lutto.

La vicenda sarebbe avvenuta a Bagno a Ripoli, in Toscana, cristallizzata in un documento, pubblicato in esclusiva dal sito, in cui il genitore sostiene siano indicati i dati esatti del piccolo, codice fiscale compreso.

Il bambino, deceduto il 22 marzo 2019, un mese dopo la nascita, sarebbe quindi destinatario di un referto relativo a un tampone che, stando al documento recapitato alla famiglia il 9 ottobre scorso, avrebbe eseguito nel settembre 2020.

La rabbia del padre del piccolo

Il papà del piccolo ha raccontato la sua storia con una nota di palpabile sconcerto. La busta contenente il referto in questione sarebbe arrivata dall’Ausl Toscana Centro, presidio ospedaliero di Prato, e l’uomo si domanda come tutto questo sia potuto accadere.

Sullo sfondo, il sospetto del 33enne sull’attendibilità di un intero sistema: “Se questo è il modo in cui il Ministero riferisce ogni giorno i numeri sui tamponi eseguiti, siamo messi bene.

 Che attendibilità possono avere quei numeri – ha dichiarato l’uomo a Notizie.itse dentro hanno inserito anche quello di mio figlio morto 18 mesi fa? Immagino, inoltre, che lo Stato abbia pagato per quell’esame, per cui mi viene pure da pensare che qualcuno lucri sui tamponi falsi come questo“.

Il papà del bimbo non avrebbe ancora chiesto chiarimenti alla Asl, ma si sarebbe rivolto a un avvocato per valutare i termini della vicenda sul piano legale.

Intervistato dal quotidiano Il Tirreno, l’uomo ha parlato del suo rinnovato dolore davanti all’accaduto: “Quel foglio ha riacceso un inferno“.