Trump-Biden i candidati alle elezioni presidenziali americane

Il voto americano tiene sempre analisti, politici e opinione pubblica di ogni parte del mondo con il fiato sospeso. La decisione che gli elettori americani sono chiamati a prendere non condizionerà solo la loro politica interna ma, dato il peso degli Stati Uniti sullo scenario globale, anche quella di molti altri Stati. A questo punto è lecito chiedersi quali sono le modalità con cui gli elettori d’oltre oceano eleggono il loro leader, all’interno di quella che viene considerata da molti una democrazia giovane e dinamica.

I grandi elettori degli Stati Uniti

Il sistema con cui i cittadini americani decidono chi sarà l’inquilino della Casa Bianca rientra nei metodi di democrazia indiretta: non si vota direttamente il candidato presidenziale, ma un numero ben definito di “grandi elettori” che a loro volta riporteranno al volontà popolare eleggendo la persona che ha ricevuto più preferenze.

I cittadini iscritti nei registri elettorali infatti, indicano sulla scheda chi vogliono vedere come nuovo Presidente, ma questa scelta porterà all’elezione di coloro che sono indicati dal partito o dal candidato stesso come appunto grandi elettori (per via di meriti personali o del sostegno alla campagna).

I quali poi riporteranno tramite il loro voto la decisione popolare.

Ragioni storiche e un po’ di date

Per quanto possano sembrare delle tradizioni curiose e senza senso, in realtà le modalità di voto negli Stati Uniti sono legate ad esigenze storiche ben precise. Immaginate un Paese sconfinato e a maggioranza rurale, con inverni rigidi soprattutto nelle zone centrali, durante l’Ottocento (la Repubblica presidenziale è stata instaurata sul finire del XVIII sec.) . Le esigenze agricole erano al centro della vita dei cittadini: novembre è stato scelto come mese per le elezioni proprio perché è il periodo immediatamente successivo alla fine del raccolto.

Mentre il martedì è stato scelto come giorno delle elezioni perché la domenica era esclusa, data la maggioranza cristiana della popolazione. Per ragioni pratiche il Congresso ha poi indicato “il martedì successivo al primo lunedì” del mese.

Subito dopo l’elezione dei grandi elettori, ci sarà l’Assemblea in cui potranno poi votare per eleggere il Presidente che si terrà circa un mese dopo, il 12 dicembre, “il primo lunedì dopo il secondo mercoledì di dicembre”.

Infine, dopo due settimane, ci sarà lo spoglio al Senato di Washington e a gennaio sarà ufficializzato il nuovo Presidente in carica (il 20 gennaio 2017 sarà tutto finito quindi).

I numeri che tutti inseguono

Per chi segue anche superficialmente la cronaca delle campagne elettorali è risultato magari ostico riuscire ad inquadrare alcuni numeri che sono stati detti. I grandi elettori ad esempio sono 538, e per diventare Presidente servono 270 dei loro voti. Alcuni Stati americani dei 50 che li eleggono lo fanno con il sistema proporzionale, in altri chi ha la maggioranza prende tutti i posti assegnati.

Infatti ognuno degli Stati ha un numero prestabilito di grandi elettori da eleggere, corrispondente al numero dei rappresentanti che manda al Congresso: 2 senatori e gli altri su base demografica.

Gli Stati chiave

In base a questa modalità, gli Stati che hanno il maggior peso in merito alla decisione sono i più popolosi: quindi la California (che può eleggere 55 grandi elettori), seguita dal Texas (38) e da Florida e New York (29). Vengono poi tutti gli altri, arrivando fino ai 3 rappresentanti per Stati come Alaska, Delaware e Vermont.