Ambra Angiolini a Verissimo

Il successo professionale, l’amore prima al fianco di Francesco Renga e quello attuale con Massimiliano Allegri ma, soprattutto, la dura battaglia alla bulimia. Ambra Angiolini si racconta a cuore aperto nel salotto di Verissimo, dove ripercorre il difficile periodo legato alla malattia, divenuto oggetto del suo primo libro, fresco di pubblicazione.

Ambra Angiolini: il libro sulla bulimia

Ambra Angiolini è una delle ospiti annunciate di questo nuovo appuntamento con Verissimo, condotto da Silvia Toffanin. Attrice, conduttrice, cantante, la bella Ambra non si è risparmiata nel corso della sua carriera professionale e ha dato sfogo al suo talento polidimensionale con tenacia e un grande sorriso.

Nonostante le soddisfazioni sul campo lavorativo, per lei non è stato tutto rose e fiori e, anzi, ha dovuto fare i conti con una brutta malattia: la bulimia.

Una battaglia che l’ha portata a vivere indubbiamente il capitolo più buio della sua vita, oggi al centro del nuovo libro della showgirl. “InFame“, questo il titolo del primo libro firmato Ambra Angiolini, racconta una storia di difficoltà e tormenti, di una battaglia difficile cui ha fatto seguito l’attesa rinascita.

Gli anni della malattia: “Avevo 15 anni

Ambra Angiolini racconta la scelta del titolo del suo primo libro: “Volevo una parola che comprendesse due possibilità. InFame è quello che io ho scelto di fare e InFame ero anche io, una persona molto affamata di vita, d’amore, degli altri. Ma finita in un posto troppo in fondo, quando vai così tanto giù le persone non sentono“.

I difficili anni della bulimia vengono raccontati dall’attrice con grande concretezza: “È una malattia che può durare anni. Avevo circa 15 anni, è una cosa che probabilmente nasce con te, il desiderio e la voglia di amare tantissimo qualcuno o qualcosa.

Si diventa quello che si vuole diventare, mangiavo tanto, era il mio modo di sfogare una serie di incapacità mie di chiedere aiuto in un altro modo. Ho sempre cercato di fare del male a me stessa e mai agli altri. L’idea di fare del male a qualcuno mi metteva in crisi e questa cosa era talmente silenziosa che pensavo: ‘Farà del male a me, ma nulla può sull’esterno’“.

Il supporto dei genitori

A seguire la Angiolini spiega come i genitori abbiano affrontato assieme a lei i suoi problemi: “Nel libro parlo di una madre che ci sta provando, ma poi non è detto che ci si riesca.

Apprezzavo molto i suoi tentativi, che a volte consideravo inadeguati. Ma erano tentativi ed è giusto che lei li facesse. Mio padre invece l’ha fatto con silenzio e il suo modo mi sollevava, perché lui era lì e il suo silenzio io l’ho trasformato in un attestato di stima“.

E racconta un aneddoto legato alla figura materna, che è stato anche il punto di svolta per intraprendere un lento ma graduale percorso di rinascita: “Il libro ha il pregio di non cercare metafore.

So che è imbarazzante parlare di certe dinamiche, ma c’è dignità nelle persone che soffrono e tentano di condurre una vita normale. Mamma mi portò un bigliettino, quando ero pronta per vomitare, l’ho letto. C’era scritto che mi voleva bene comunque e che in qualsiasi modo io stessi decidendo di portare la mia vita, ero il suo amore immenso ed era giusto così“.

Era una fame anche di vita

Nonostante oggi possa ritenersi una persona felice e pienamente in sintonia con il suo corpo, Ambra Angiolino ammette che il periodo adolescenziale segnato dalla malattia è stato durissimo: “Tutto il percorso è stato buio, la cosa che più mi faceva pensare male di me è quando perdevi di vista il motivo per cui succede.

Lì cominci ad avere una sana paura che ti porta a cercare altro, fino a che c’è il lieto fine. Per me c’è stato, ho una buona stella e so che sono una persona tendente al positivo. La vita mi piace, in fondo era una fame anche di vita“.

E oggi ha acquisito una convinzione ben precisa: “Adesso non le permetterei mai di ri-dominare me stessa.

Quando la sfidi e hai il coraggio, non può succedere più niente di così catastrofico“.

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