Anna Bulgari e il figlio Giorgio in ospedale dopo il rapimento

Il rapimento di Anna Bulgari e Giorgio Calissoni, membri della nota famiglia di gioiellieri, ha segnato una pagina di cronaca importante ed ha indelebilmente segnato le vite dei suoi sfortunati protagonisti. Sono passati 37 anni da una delle vicende che ha tenuto col fiato sospeso l’Italia della prima Repubblica: 35 giorni di prigionia, mutilazioni, poi la libertà dietro pagamento di un riscatto miliardario.

Anna Bulgari, l’erede rapita assieme al figlio

Per raccontare la loro storia, è inevitabile sottolineare l’importanza del suo cognome: Anna Bulgari, infatti, era discendente diretta del gioielliere dei Balcani Sotirio, che giunse in Italia nel 1881 e, poi chi anni più tardi, assieme al fratello Demetrio iniziò a produrre gioielli a Roma.

La dinastia dei Bulgari è cresciuta ed ha acquisito peso, commerciale ed economico soprattutto. Tanto da rendere Anna Bulgari e il figlio Giorgio, nato nel 1964 dal matrimonio con il Generale dell’Esercito Franco Calissoni, bersagli di un gruppo di rapitori.

Il 19 novembre 1983 Anna e Franco stavano rientrando a casa, ad Aprilia. Ad aspettarli, però, c’erano 3 uomini armati e con passamontagna, che prima colpiscono il Generale Calissoni, quindi entrano in casa per rintracciare anche l’allora 17enne Giorgio.

La madre Anna era già stata chiusa nel bagagliaio, e quando venne raggiunta nella Fiat 132 dal figlio, il gruppo parte via.

I 35 giorni di prigioni di Anna Bulgari e Giorgio

Ha inizio così, da quel sabato sera, la prigionia della madre e del figlio. Dopo 10 giorni, la famiglia viene contattata e le viene chiesto un riscatto enorme: 3 miliardi di lire, comunicati con la promessa che per ogni ritardo ci sarebbe stata una ritorsione nei confronti dei prigionieri.

A gestire la trattativa è la figlia Laura, che al telefono riconosce un accento sardo. La prima scadenza è fissata al 15 dicembre, ma il riscatto non viene consegnato: il pubblico ministero decide di attuare un blocco “morbido” dei conti della famiglia Bulgari-Calissoni; non gli impedisce di prelevare, ma vuole sapere se vengono ritirate grosse somme. La famiglia prende tempo, troppo, e così i rapitori mantengono la loro brutale promessa.

L’orecchio mozzato al 17enne Giorgio e la liberazione

Sarà uno degli elementi che più contribuiscono ad inorridire l’opinione pubblica.

Di fronte al ritardo, infatti, il gruppo decide di mozzare l’orecchio destro a Giorgio Calissoni. Questo, viene fatto trovare alla famiglia in un cestino della spazzatura, chiuso dentro un sacco. Al processo di Nuoro, Giorgio Calissoni ricorderà così quel momento: “A mutilarmi fu il bandito che si faceva chiamare Francesco. Usò un normale coltello. Tagliò con molta lentezza, ma alla fine non riusciva più ad andare avanti. Per togliermi l’orecchio me lo dovettero strappare via“.

Anna Bulgari e Giorgio Calissoni durante il rapimento dell'83
Anna Bulgari e Giorgio Calissoni durante il rapimento dell’83

Per Franco Calissoni e la figlia Laura, è troppo e decidono di non indugiare oltre.

I soldi del riscatto per Anna Bulgari e Giorgio vengono messi in dei sacchetti di plastica e consegnati da una coppia di amici a Sarzana, lungo l’Aurelia. Tre giorni dopo, Anna e il figlio Giorgio vengono rilasciati a poca distanza da casa. È la sera del 24 dicembre 1983.

Le indagini e l’arresto dei rapitori

Le immagini più diffuse di quella drammatica vicenda, sono quelle di madre e figlio nel letto d’ospedale, dopo il loro rilascio: Giorgio Calissoni dovrà operarsi numerose volte all’orecchio, che nel frattempo si era infettato. Anche Anna Bulgari era in pessime condizioni: la prigionia in una tenda all’aperto, per 35 giorni di pieno autunno, le ha causato piaghe su tutto il corpo.

Mentre si riprendono, inizia la caccia ai rapitori.

L’accento sentito al telefono fa pensare subito al Movimento Armato Sardo: sono gli anni dell’Anonima Sequestri, della paura e dei riscatti. Gli inquirenti risalgono a loro tramite un amico pugliese, Giuseppe Stridi. Interrogato, racconta di aver fatto parte del gruppo che ha rapito Anna Bulgari, e fa anche il nome del capogruppo: Francesco Piu. Le pagine di cronaca del tempo, riportano che già il 5 gennaio 1984 Piu, il fratello Giovanni Maria, Stridi, il commerciante Mario Obinu e Franco Angelo Mattu vengono indicati come i responsabili del sequestro dal Maggiore Ragusa.

Le condanne per il rapimento di Anna Bulgari

Oltre a loro, seguono altri arresti e il processo di Nuoro. Vengono arrestati anche il telefonista Claudio Cadinu e il carceriere Salvatore Cavada. Grazie al lavoro degli inquirenti e alle testimonianze di Anna e Giorgio, si arriva ad 8 condanne complessive, 140 anni di carcere e 7 assoluzioni nella vicenda del rapimento di Bulgari-Calissoni.

Dopo il rapimento: le accuse di Anna allo Stato

La liberazione, la cattura dei rapitori e la giustizia non hanno però placato la rabbia e l’amarezza di Anna Bulgari, che ha visto coi suoi occhi mentre tagliavano l’orecchio al figlio.

Sia lei che la figlia, infatti, sono sempre state molto critiche nei confronti dello Stato: “Negoziai in totale solitudine. Non ricevetti alcuna telefonata né dal presidente del Consiglio, Bettino Craxi, né dal ministro dell’Interno, che era Oscar Luigi Scalfaro” ha detto Laura Calissoni nel 2015, al Corriere della sera.

L’occasione è il rilascio delle volontarie Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, per le quali sarebbe stato pagato un riscatto dai servizi segreti. “Sono assalita da rabbia mista a disgusto” ha detto Laura.

Da parte sua, Anna Bulgari ha invece scritto al premier Gentiloni: “Perché lo Stato non intervenne all’epoca per tutelare l’incolumità e la vita di suoi cittadini pacifici che non avevano preso alcun rischio, rispettosi delle regole nazionali ed internazionali?“.

La morte di Anna Bulgari

Le ultime notizie sulla madre e figlio protagonisti di uno dei rapimenti più iconici d’Italia, risalgono a pochi mesi fa. Anna Bulgari è morta il 23 maggio 2020 e, riporta la Stampa, quella vicenda era in qualche modo riuscita a mettersela alle spalle, o a chiuderla nel più profondo: “Aveva cancellato quei momenti orribili, era una donna molto forte e si era imposta di dimenticare“, le parole dei parenti.

Giorgio Calissoni a Porta a Porta
Giorgio Calissoni a Porta a Porta

Giorgio Calissoni, invece, dopo vari interventi di ricostruzione all’orecchio destro effettuati negli Stati Uniti, è stato ospite a Porta a Porta. Qui, ha ricordato quei drammatici 35 giorni, il fondamentale ruolo della madre, ma anche tracciato un filo rosso tra quella prigionia e lo stato mentale del lockdown. “Una notte sono uscito a passeggiare, mi mancava l’aria“, ha dichiarato, con la mente ancora al rapimento di Aprilia.

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