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Domenica In, Renato Zero e gli ultimi giorni del padre: “Ha capito che c’ero”

Reduce da un maxi progetto discografico per celebrare i suoi 70 anni, Renato Zero concede un'intervista a Mara Venier a Domenica In. Il cantante si racconta tra vita privata e successi professionali
Renato Zero a Domenica In

Intervista speciale per Renato Zero, reduce dalla pubblicazione di una maxi-trilogia discografica per celebrare i suoi 70 anni. Ospite di Mara Venier a Domenica In, il cantante ripercorre la sua vita e la sua brillante carriera artistica con una serie di clip. Dal ricordo della nonna a quello del padre, del quale ricorda gli ultimi giorni prima di morire: “Mi stava depositando la sua vita“.

Renato Zero a Domenica In

Renato Zero ha voluto fare le cose in grande per festeggiare i suoi 70 anni, compiuti lo scorso 30 settembre.

Il cantante, in questi mesi, ha pubblicato una trilogia di dischi che propongono nuovi pezzi e contengono anche i successi più importanti del suo repertorio. Zerosettanta è un maxi-progetto discografico suddiviso in tre volumi: il primo è stato pubblicato il 30 settembre, il secondo il 30 ottobre, mentre il terzo il 27 novembre.

Un grande regalo che, per festeggiare i suoi 70 anni al servizio della musica e dello spettacolo, ha voluto porgere in dono ai suoi affezionati seguaci. Sulla scia di questi ultimi successi, Renato Zero ha voluto concedere un’intervista speciale all’amica Mara Venier a Domenica In.

L’occasione, nella puntata di oggi, è quella di ripercorrere le principali tappe che hanno caratterizzato la sua brillante carriera.

L’emozione di Renato Zero

L’artista fa il suo ingresso offrendo un’interpretazione di C’è, una delle nuove canzoni di Zerosettanta. Fortissima l’emozione di ‘Renatone’: “Quando si sono elargiti certi abbracci, la loro carica serve a tutti gli abbracci successivi che non ci siamo potuti rilasciare. Questo per dire che la memoria serve proprio a questo: d’inverno accendiamo la memoria, diventa aria calda e le distanze si accorciano.

La memoria ha una funzione istantanea, basta chiudere gli occhi un attimo e sei con tutti gli amici. La memoria è la chiave“.

Renato Zero a Domenica In

Renato Zero canta C’è a Domenica In

Il ricordo di nonna Renata

Renato Zero racconta poi il rapporto speciale instaurato con la nonna, dalla quale ha preso il suo nome: “Sono cresciuto con nonna Renata che mi ha fatto anche da mamma. Mio padre era poliziotto e la loro frequenza in casa non era garantibile. Allora nonna assolveva a queste funzioni, poi quella Roma era disadorna di bambini. Era abitata da aristocratici e romani che non avevano voluto seguire i figli verso la periferia.

Nonna mi portava da altri anziani e io assorbivo questa loro saggezza. Gli anziani non guardano mai l’orologio, perché per loro ogni giorno è l’eternità“. Sino alla difficile accettazione della sua morte, avvenuta prematuramente: “Nonna è andata via per lei presto, io avevo 16 anni“.

Anche il cantautore ha dei nipoti e spiega all’amica Mara Venier la fortuna che hanno di essere nonni: “I nonni credo siano più fortunati dei genitori perché non hanno più questa ansia delle prestazioni, di dover portare a casa risultati. La zona temporale da dedicare ai bimbi è più ricca da parte dei bimbi.

E poi il nonno non ha questa responsabilità così forte, noi dobbiamo solo coccolarli. Io vizio molto i miei nipoti, lo consiglio anche agli altri amici“.

Una carriera scintillante

In 70 secondi di clip, successivamente, viene illustrata la brillante carriera di Renato Zero. Dagli esordi ad oggi, un mix di innovazione e originalità, estro artistico e talento invidiabile: “Se penso ai chilometri e autostrade, cariche e scariche di strumenti quando non ero in grado di permettermi assistenti, percepisco stanchezza“.

Non solo agli esordi, ma ancora oggi l’artista ha un rituale tutto suo per affrontare il pre e il post-concerto: “Agli inizi mi truccavo da solo, era un fatto rituale.

Nel camerino c’è qualcosa di mistico: incontriamo noi stessi e ci incontriamo in una nudità totale. Siamo soli davanti a uno specchio che non è mai gentile, è uno che dice solo la verità. Finito il concerto, ci torno con scaricato di tutto. Tutta la tensione si smolla e io mi sono inventato una formula eccezionale: organizzo il catering, per cui tutti i miei amici vanno al catering e io sto con loro“.

Il ricordo di Gigi Proietti

Nel corso dell’intervista, Mara Venier e Renato Zero ricordano Gigi Proietti attraverso una foto proposta dalla regia. A raccontare l’immagine è l’artista, che con il compianto attore romano ha più volte collaborato: “Lui era in camerino e giravamo questa scena dove lui era un dinamitardo che si era inalberato perché vedeva che la vita non andava come doveva, il potere era troppo ingiusto. Lui arrivava nell’osteria e, prima di sedersi, veniva da me, mi salutava, si sedeva e mi raccontava le barzellette“.

Il cantautore ne approfitta per salutare ancora una volta per l’ultima volta Gigi e per rivolgere un pensiero alla moglie Sagitta Alter e alla figlia Carlotta: “All’indomani della sua scomparsa, ho mantenuto un profilo discreto ma ne approfitto per salutare Sagitta e Carlotta. Vi voglio bene e vi sarò sempre vicino“.

Il rapporto con i suoi ‘sorcini’

Renato Zero rivela di aver avuto sempre un rapporto particolare con la solitudine. Sia su un palco, sia lontano da concerti e spettacolo, il cantante ha rivelato di aver vissuto la sua solitudine anche assieme ai suoi seguaci. Legati da un filo che non si è mai spezzato nel corso degli anni, il cantautore racconta lo speciale rapporto che lo unisce ai suoi ‘sorcini’: “Quando si ha a che fare con la solitudine e sei un uomo della strada, forse quelli che sono soli si riconoscono e sanno di essere figli della stessa solitudine. La mia solitudine saliva sul palco e tutti coloro che la sentivano, hanno trovato casa e si sono impossessati del mio messaggio e del fatto che il successo non sempre vada a colmare certi vuoti. La solitudine alla fine l’ho talmente compresa e apprezzata, che questo mi ha reso un riscatto verso la Chiesa. La solitudine ci ha aiutato a comprendere meglio noi stessi e gli altri“.

Un pensiero alle donne vittime di violenza

L’intervista tocca anche il tema quanto mai attuale della lotta contro le violenze domestiche. Pochi giorni fa è stata celebrata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne e, a tal proposito, Zero propone il suo personale pensiero: “Una donna è nostra madre, nostra sorella, nostra sostenitrice, è il modello delle nostre aspirazioni. Ognuno si sceglie la propria persona e siccome vediamo che alcuni uomini sono frustrati, a questi uomini direi: denunciatevi. Se pensate di compiere un gesto insensato, uscite di casa, andate ad un commissariato e denunciatevi“.

Il cantautore ritiene che tali violenze avvengano in contesti familiari opprimenti, in cui la donna viene privata di ogni libertà: “Avvengono queste unioni dove, per una sorta di complesso d’inferiorità o di insicurezze, questi uomini tendono a fare cerchio intorno alla coppia stessa, escludendo tutto il mondo fuori. Quindi la donna rinuncia non volontariamente alla comunicazione con amiche e familiari. Le donne non riescono ad arrivare al telefono perché sono state talmente soggiogate, che loro non riescono nemmeno ad arrivare la telefono. Quando vediamo che una famiglia si stringe e non dialoga più con l’esterno, dobbiamo preoccuparci“.

Il ricordo del padre: “Al capezzale mi raccontò la sua vita”

Forte commozione per il cantautore quando ricorda gli ultimi giorni di vita del padre: “Mi ricordo quando sono stato per un paio di notti al capezzale di mio padre che mi lasciava. Prima di entrare nel coma, avevo un maglioncino con delle foglioline metalliche. Lui dal coma mi ha guardato, ha toccato quelle foglioline, ha capito che c’ero e da quel momento ha parlato per una giornata. Poi è caduto nel buio e in questo cadere mi ha raccontato tutta la sua vita in un delirio magnifico“.

Quei ricordi sono ancora vividi nella sua mente: “Mi raccontava di quando andava a pascolare il gregge, di sua madre. Lui mi stava depositando la sua vita e non sempre conosciamo la vita dei nostri genitori, non per tacitare una storia, ma perché il tempo e gli oneri non sempre lasciano lo spazio necessario per la confidenza profonda. Di questo racconto mi ha colpito il fatto che stesse già dall’altra parte, che quelle cose le stesse rammentando.  Conoscere un padre in così breve tempo ma in tutta quella verità, credo che la felicità fosse soprattutto quella“.

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