Donatore di sangue

La donazione di sangue è uno dei gesti di generosità più diffusi a livello globale. Nell’intenzione di chi sceglie di diventare donatore, vi è infatti la speranza di poter aiutare un’altra persona, molto probabilmente sconosciuta, per puro senso di altruismo. Un’iniziativa solidale di questo tipo dovrebbe essere aperta a chiunque, tuttavia nel mondo esistono ancora forti restrizioni, che escludono in modo discriminatorio alcuni individui volenterosi di prenderne parte. L’Inghilterra, come altri paesi, ha a lungo impedito agli uomini omosessuali e bisessuali di diventare donatori, ma negli ultimi giorni qualcosa è cambiato.

Gay e bisessuali esclusi dalla donazione: perché?

Il divieto di donazione per uomini gay e bisessuali affonda le radici negli anni ’80 del secolo scorso. Proprio in quel periodo, infatti, la rapida e temuta diffusione del virus H.I.V. portò all’introduzione di restrizioni in molti stati. Nello specifico, il principale timore riguardava la possibilità che la trasmissione del virus avvenisse tramite il sangue donato. L’Inghilterra impose, quindi, il divieto di donazione per qualsiasi uomo che in passato avesse avuto anche solo un rapporto sessuale con un soggetto del suo stesso sesso.

Nel 2011, la totale proibizione è stata sostituita dall’obbligo di astenersi dal fare sesso per un anno, prima di donare. Tale periodo di 12 mesi è stato, poi, ridotto a tre, nel 2017. In occasione della prenotazione di un turno di donazione, infatti, le persone venivano sottoposte a un questionario in merito alla loro vita sessuale. Le domande poste, erano pensate per verificare l’orientamento e per informare sull’obbligo di astinenza, nei mesi precedenti all’appuntamento.

Il comitato FAIR (For the Assessment of Individualized Risk), che riunisce associazioni LGBT+, donatori di sangue, medici e accademici, ha recentemente richiesto un cambiamento nei criteri di valutazione di rischio.

L’Inghilterra, infatti, ha a lungo dimostrato di guardare unicamente all’orientamento sessuale, mentre il comportamento più adatto consisterebbe nel considerare individualmente ogni potenziale donatore. I dati sulla diffusione dell’H.I.V., elaborati dal servizio sanitario pubblico inglese nel 2018, mostrano che non è corretto parlare di omosessuali come “categoria a rischio”. Infatti, i numeri del contagio fra gli omosessuali sono molto simili a quelli dei pazienti eterosessuali.

L’eliminazione del divieto

Il FAIR e tutte le associazioni di attivisti, che in questi anni si sono battute per un maggior grado di parità, hanno accolto con grande piacere la notizia comunicata dal Servizio Sanitario Nazionale in questi giorni.

A partire dal 2021, le restrizioni sulla donazione per uomini omosessuali e bisessuali saranno allentate. Gli individui coinvolti in una relazione con lo stesso partner per più di tre mesi, infatti, potranno donare immediatamente, senza doversi astenere dai rapporti sessuali. È facile supporre che l’aumento della richiesta di sangue donato, dovuta alla crisi sanitaria emersa nell’ultimo anno, abbia giocato un ruolo essenziale in tale cambiamento.

Il divieto permane per tutte le relazioni considerate potenzialmente rischiose, a causa di utilizzo di droghe o della rilevazione di malattie sessualmente trasmesse.

Le istituzioni mediche sono, quindi, incaricate di somministrare un questionario ai potenziali donatori, al fine di rilevare i loro comportamenti individuali. Le domande vertono principalmente sulla “storia sessuale” e sullo stile di vita del singolo. Anche le donne, infine, devono dichiarare se in passato hanno avuto rapporti sessuali con uomini bisessuali.

Nonostante l’apprezzato passo avanti, rimane l’amaro in bocca per tutti gli uomini gay o bisessuali che non hanno un partner fisso da più di tre mesi e per i quali permane quindi l’obbligo di astinenza sessuale nel periodo antecedente alla donazione. A tal proposito, i gruppi LGBT+ pongono l’accento sulla permanenza di un atteggiamento discriminatorio da parte della comunità medica. Come fanno notare, infatti, gli eterosessuali che hanno rapporti occasionali nei tre mesi precedenti all’appuntamento, non subiscono nessuna esclusione dalla donazione. Le associazioni continuano, quindi, a sperare in un futuro in cui l’orientamento sessuale non avrà più alcun ruolo nell’accesso alla donazione del sangue.

Donazione del sangue e discriminazione nel mondo

Il caso del Regno Unito si colloca all’interno di un più ampio panorama globale, che mostra una grande varietà di norme.

L’Italia ha abbandonato le restrizioni, da ormai quasi 20 anni. Nel 2001, infatti, l’allora Ministro della Sanità Umberto Veronesi eliminò, con un decreto, il divieto per gli omosessuali di donare il sangue. Con il nuovo provvedimento, si propose il concetto di “comportamento a rischio”, invece di quello di “categoria a rischio”, utile a declinare l’attenzione sugli atteggiamenti individuali. Ogni donatore deve, infatti, compilare un questionario, per rendere noto il proprio stato di salute presente e passato, informando in merito al rischio di aver contratto malattie sessualmente trasmissibili.

Anche l’Argentina, la Russia, la Spagna e la Polonia non pongono divieti ai donatori omosessuali. Il Brasile ha recentemente definito “incostituzionale” tale tipologia di discriminazione, aprendo a chiunque l’accesso alla donazione. Anche in questo caso, il Coronavirus sembra aver reso necessaria questa scelta. Cina, Filippine, Grecia, Libano, Singapore, Slovenia vietano del tutto la donazione ai maschi omosessuali e bisessuali.

A metà strada, troviamo ancora l’Austria, la Germania e l’Ungheria, che richiedono un’astensione sessuale di 1 anno prima della donazione. In Canada e negli Stati Uniti, infine, gli uomini omosessuali e bisessuali non possono avere rapporti nei 3 mesi precedenti alla donazione.