carcere

È uscito di prigione appena in tempo per festeggiare il Natale a casa l’uomo che per 37 anni ha vissuto in una cella, a causa di una falsa testimonianza. Nel 1983, Walter Forbes venne accusato di aver provocato un incendio doloso ai danni di un conoscente e solo recentemente, la donna che aveva raccontato di averlo visto appiccare il fuoco ha confessato di essersi inventata tutto. L’uomo, ormai 63enne, è entrato in carcere quando gli Stati Uniti erano in mano a Ronald Reagan e si trova ora a fare i conti con un mondo completamente diverso.

Nessuno purtroppo potrà restituirgli gli anni trascorsi in prigione, a sperare che la verità emergesse.

Lo sfortunato intreccio di due destini: la vicenda

Una serie di sfortunate coincidenze, legano Forbes al caso che gli ha cambiato la vita. Nel 1982, infatti, ancora studente, l’uomo si recò in un bar, per prendersi una pausa dagli impegni quotidiani. All’interno del locale, Forbes si trovò di fronte una violenta lite fra due sconosciuti e non esitò a intervenire per separarli. Proprio questo gesto, legò per sempre il destino di Forbes a una delle due persone coinvolte nella rissa, Dennis Hall.

Come confermano tristemente i casi più recenti di cronaca, la scelta di intervenire per sedare una rissa e arrestare la violenza, non sempre viene ripagata con la giusta riconoscenza. Il giorno successivo all’accaduto, infatti, Dennis Hall sparò a Forbes, per vendicarsi del suo intervento non richiesto. Fortunatamente, l’uomo non riportò ferite gravi, ma tale aggressione intrecciò ancor più il suo destino a quello di Hall.

Qualche settimana più tardi, infatti, Dennis Hall era in libertà vigilata per aver sparato a Forbes e si trovava nella sua casa, a Jackson, in Michigan.

Improvvisamente, un incendio divampò nel suo appartamento e l’uomo non riuscì a sfuggire alle fiamme. Si salvarono, invece, la sua fidanzata e la loro piccola figlia.

Walter Forbes accusato di incendio doloso

Come da egli stesso dichiarato alla CNN, Walter Forbes apprese dell’incendio via radio e uno dei suoi primi pensieri fu “In qualche modo, cercheranno di incastrarmi. Le sensazioni dell’allora giovane uomo furono confermate dalle dichiarazioni di una ragazza. A tre mesi dall’accaduto, infatti, la giovane madre 19enne Annice Kennebrew confessò agli investigatori di aver visto Forbes in compagnia di altri due uomini, intenti a portare dei contenitori di benzina nei pressi dell’abitazione di Hall.

La ragazza ammise, infine, di aver visto i tre gettare il carburante sull’abitazione.

Walter Forbes venne quindi arrestato, pur non essendo effettivamente colpevole. Accusato di aver organizzato un incendio doloso e di essersi macchiato di omicidio, l’uomo vide cadere su di sé la condanna all’ergastolo e iniziò il suo lungo periodo in carcere, in attesa che la realtà dei fatti emergesse.

La verità sulle testimonianze raccolte

Subito dopo l’incendio, durante i sopralluoghi in ciò che restava dell’abitazione di Hall, i vigili del fuoco rilevarono la presenza di alcune sostanze.

Nello specifico, al primo piano dell’abitazione, erano presenti alcuni bidoni di benzina di colore blu e degli acceleranti (liquido infiammabile capace di velocizzare la propagazione dell’incendio).

Nel corso della sua testimonianza Kennebrew parlò invece di contenitori di benzina di colore rosso e ricordò di averli visti fuori dall’abitazione. Tale incongruenza, tuttavia, non sembrò destare interesse negli investigatori, che credettero alle sue dichiarazioni.

Pochi giorni in seguito all’incendio, inoltre, un uomo telefonò alla polizia, sostenendo che il vero colpevole dell’incendio fosse il proprietario dell’edificio, David Jones.

Questi aveva fatto assicurare l’abitazione pochi mesi prima dell’incendio e, qualche tempo dopo questa prima dichiarazione, un secondo testimone si fece avanti. L’uomo disse di aver sentito un suo conoscente ammettere aver ottenuto del denaro da Jones, per appiccare l’incendio.

Nel 1990, su David Jones cadde l’accusa di incendio doloso e di frode assicurativa, per un caso molto simile a quello di Jackson, avvenuto in una città limitrofa. Forbes apprese la notizia leggendo il giornale in carcere. Notò immediatamente la somiglianza con il caso nel quale era stato coinvolto, ma gli investigatori non agirono in suo favore.

La vera confessione e la liberazione di Forbes

Dei tre uomini indicati dalla Kennebrew come colpevoli di aver appiccato l’incendio, solamente Walter Forbes ottenne una condanna.

Dal 2010, la Michigan Innocence Clinic, condotta da avvocati e studenti del Michigan, si è occupata del caso di Forbes. Le indagini si sono soffermate sin da subito sull’insolito utilizzo di un solo testimone e gli investigatori hanno voluto parlare con Annice Kennebrew, ormai adulta.

All’interno del gruppo di avvocati, l’uomo che più si è appassionato del caso di Forbes è Imran Syed, suo attuale difensore, che ha iniziato a lavorare alle indagini quando ancora era uno studente.

Proprio lui si è occupato di ottenere un incontro con la testimone, che dopo essersi inizialmente rifiutata, ha accettato di parlare con gli avvocati.

Dopo anni, Annice Kennebrew ha ammesso di aver fornito falsa testimonianza, indicando ingiustamente Walter Forbes come colpevole. La donna ha raccontato di averlo fatto poiché costretta da due uomini, che ai tempi dell’incendio fecero pressione su di lei. Kennebrew era allora una giovane madre di soli 19 anni e i due la minacciarono, incutendo in lei un forte timore. Se non avesse accusato Forbes di fronte alla polizia, infatti, i criminali avrebbero ucciso i suoi cari.

Divenuta donna, Annice ha compreso di aver commesso un terribile sbaglio, condannando ingiustamente un uomo a una vita in carcere. Per questo motivo ha ritenuto necessario confessare.

La nuova vita di Walter Forbes

Walter Forbes è uscito di prigione lo scorso 20 novembre. Per legge, ha diritto al risarcimento di 50.000 dollari per ciascun anno trascorso in prigione. Tuttavia, come è facile immaginare, nessuna somma potrà restituirgli il tempo trascorso lontano dalla quotidianità e dai suoi cari, né la vita che avrebbe meritato di trascorrere.

Tornato alla normalità, dopo 37 anni trascorsi in carcere, Walter si stupisce di tutto ciò che per gli altri è ormai parte della routine quotidiana.

La tecnologia lo affascina, così come i nuovi metodi di comunicazione o le nuove leggi in vigore.

Nonostante il profondo dolore e l’ingiustizia che ha dovuto subire, Walter non porta rancore nei confronti di Kennebrew e afferma, invece, di esserle grato, per aver ammesso la verità. Come ha affermato alla NBC, non vuole sentirsi amareggiato, poiché preferisce godere a pieno dei giorni che verranno. Walter ha già abbracciato la figlia -che non ha visto crescere– e, non appena la situazione dovuta al Covid-19 lo permetterà, incontrerà sua madre.

La donna 94enne sogna da anni il suo ritorno.