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L’uomo che è stato incriminato lo scorso 17 dicembre per l‘omicidio di una giovane donna di 21 anni a Tolosa alla fine di luglio, non è un imputato come gli altri: è Jean-Baptiste Rambla, purtroppo noto alla cronaca nera perché a 6 anni vide rapire la sorellina di 8 anni, ritrovata morta poco dopo. Per l’omicidio di cui fu ghigliottinato Christian Ranucci, Jean-Baptiste Rambla è passato nel corso degli anni dal ruolo di vittima a quello di carnefice.

Decenni dopo, Jean-Baptiste Rambla da vittima è diventato carnefice, confessando di aver ucciso la 21enne perché l’aveva guardato “nel modo sbagliato”.

Uccisa per uno “sguardo sbagliato”

Il corpo di Cintia Lunimbu, 21 anni, è stato ritrovato il 27 luglio 2017 a Tolosa: la ragazza era riversa in una pozza di sangue nel suo appartamento. I suoi genitori avevano allertato le autorità perché non avevano notizie di loro figlia da più di 48 ore. Viene arrestato, con l’accusa di omicidio, Jean-Baptiste Rambla, 49 anni all’epoca dei fatti. Stando alle ricostruzioni degli inquirenti, Rambla avrebbe fatto irruzione in casa della giovane e, con l’ausilio di una taglierina, avrebbe “quasi decapitato” (queste le parole del medico legale durante il processo) la ragazza.

Stando a quanto raccontato dallo stesso assassino, la donna lo avrebbe guardato in modo sbagliato, scatenando la sua rabbia. Ma per Rambla questo non è stato il primo omicidio commesso. 

L’assassino aveva già ucciso prima

Nell’ottobre 2008 Rambla è stato condannato dalla Corte d’assise di Bouches-du-Rhône a una pena di 18 anni di reclusione per l’omicidio di Corinne Beidl, al tempo sua datrice di lavoro.

Corinne Beidl, proprietaria del ristorante in cui Rambla lavorava, era scomparsa il 20 luglio 2004.

I resti del suo cadavere, in avanzato stato di decomposizione, furono ritrovati sette mesi dopo in un capannone vicino all’abitazione di Jean-Baptiste Rambla, che aveva ammesso di essere l’autore dell’omicidio. 

La stessa Corte d’assise aveva riconosciuto Christian Ranucci nel 1976 colpevole dell’omicidio della sorella di Jean-Baptiste, Marie-Dolorès Rambla.

I due si conoscevano fin da bambini

La sua vittima, Corinne Beidl, l’aveva sempre conosciuta. Lei e Rambla sono cresciuti nella stessa città. Suo fratello frequentava la stessa classe di Marie-Dolorès. Corinne Beidl incontrava spesso il padre di Jean-Baptiste, che un giorno le parlò della preoccupazione che aveva per suo figlio, all’epoca disoccupato.

 Così Corinne si offrì di dargli un lavoro nella sua società di catering. Tendendogli la mano in segno di aiuto, lui ha finito per toglierle la vita.

Una vita segnata dal “caso Ranucci”

“Quando hai provato quello che ha vissuto lui, non puoi andare avanti normalmente”, ha detto l’avvocato di Rambla durante il processo. Jean-Baptiste Rambla aveva 6 anni quando, il 3 giugno 1974, assistette al rapimento della sorella maggiore, Marie-Dolorès, di 8 anni. Mentre i due bambini giocavano nel cortile del loro palazzo di Sainte-Agnès, a Marsiglia, vennero interrotti da uno sconosciuto.

L’uomo disse ai due bambini di aver perso il suo cane, e dunque chiese il loro aiuto per ritrovarlo. I ragazzi si diedero subito da fare e, mentre Jean – Baptiste fece il giro dell’isolato per trovare l’animale, la sorella invece rimase con l’uomo. Quando il bambino tornò al punto di partenza, la piccola e l’uomo erano scomparsi. Subito iniziarono le ricerche della bambina che, purtroppo per Jean e la sua famiglia, venne ritrovata senza vita poche ore dopo la sua scomparsa, con ancora i vestiti addosso, il cranio sfondato e 15 ferite da taglio complessive.

 

Le indagini e l’arresto di Ranucci

Nel corso delle indagini venne fermato come sospettato Christian Ranucci, 20 anni. Di professione venditore, viveva con la madre a Nizza. Quel giorno, a seguito di un incidente, si ritrovò bloccato in un fungaia, e chiese aiuto agli abitanti della vicina fattoria. Il giorno successivo, il corpo della ragazza venne trovato nelle vicinanze. Christian Ranucci venne arrestato. Inizialmente fece finta di non capire il motivo dell’arresto, ma dopo 19 ore in custodia nella centrale di polizia, il giovane, messo alle strette anche dal giudice, confessò l’omicidio della bambina.

La penultima condanna a morte nella storia della Francia

In un processo della durata di soli due giorni Christian Ranucci venne riconosciuto colpevole dell’omicidio di Marie-Dolorès Rambla e condannato a morte.

Di fronte al tribunale, una folla che chiedeva a gran voce la ghigliottina, esulta per la sentenza. Paul Lombard, che guidò la difesa di Ranucci insieme ai suoi due colleghi, descriverà il contesto processuale come “atmosfera da corrida, e di vendetta ” che regnava all’esterno del palazzo di giustizia.  Il ricorso in cassazione presentato dai suoi avvocati verrà respinto, così come il ricorso per la grazia richiesto al Presidente della Repubblica, Valéry Giscard d’Estaing.

Il 28 luglio, di primo mattino Christian Ranucci venne svegliato all’improvviso nella sua cella del carcere di Baumettes, a Marsiglia. Accompagnato dai suoi tre avvocati, i signori Paul Lombard, Jean-François Le Forsonney e André Fraticelli, venne condotto verso la ghigliottina. Rifiutò il bicchiere di alcol, ma accettò la sigaretta che gli venne offerta. La fumò mentre Le Forsonney gli lesse una lettera scritta da sua madre. Alle 4:13 Ranucci morì, decapitato. 

Con il caso Ranucci arrivò l’abolizione della ghigliottina

Il caso Ranucci è passato alla storia anche per esser stato considerato il punto di partenza verso l’abolizione della ghigliottina in Francia, che arrivò solo nel 1981.


Lo stesso ministro della Giustizia Robert Badinter parlò anche dei dubbi sulla colpevolezza di Ranucci, nel discorso del 1981 che portò alla soppressione della pena di morte.

I dubbi attorno all’ “affaire Ranucci

Nel 1978, lo scrittore Gilles Perrault scrisse Le Pull-Over rouge (Il Maglione Rosso), una contro-indagine di successo che analizza i fallimenti e le lacune dell’indagine stessa, e sviluppa la tesi di un possibile errore giudiziario, ancora oggi portata avanti da lui. Adattato molto rapidamente per il cinema da Michel Drach, il libro ha fatto molto scalpore nell’opinione pubblica riguardo il caso Ranucci negli anni che seguirono l’esecuzione.

Come detto, nel 1981, durante il suo discorso in cui chiedeva l’abolizione della pena di morte all’Assemblea Nazionale, sarà lo stesso ministro della Giustizia Robert Badinter a parlare di Ranucci: “Su Christian Ranucci, starei attento a insistere sulla sua colpevolezza. Ci sono troppe domande che vengono sollevate a riguardo, ma poche risposte chiare. E queste domande da sole sono sufficienti, per qualsiasi coscienza innamorata della giustizia, per condannare con la pena di morte? “.

le conseguenze sulla psiche di Rambla

Non ho un futuro da quando avevo 6 anni.

Sono invisibile“, ha dichiarato Jean-Baptiste Rambla all’inizio del processo per l’omicidio di Corinne Beidl. L’uomo non è rimasto traumatizzato solo dalla perdita della sorella, a quanto pare, ma anche perché tutta la sua esistenza è segnata dal senso di colpa, in quanto riteneva di non essere stato in grado di impedire il rapimento della sorella, di cui era l’unico testimone. Un trauma che lo porterà a 6 anni a dover assumere farmaci per dormire, e da adolescente a tuffarsi nella droga.