Maria Sole Giardini

Maria Sole Giardini ha 37 anni. Ha un marito, e il desiderio di avere un figlio, come tante altre persone. Maria Sole ha tutto per avere un figlio, tranne un utero.

È affetta dalla Sindrome di Rokitansky, una patologia che colpisce migliaia di donne, nate senza utero o con un utero non adatto a portare a termine una gravidanza.

Come Maria Sole, decine di migliaia di donne, a seguito di operazioni, incidenti, o altre patologie, non possono portare avanti una gravidanza. Per dare voce a chi non ne può avere, per mancanza di riflettori, di possibilità, Maria Sole ha lanciato, nel corso del 2017, un appello a istituzioni e media affinché si discuta una legge a favore della “Gestazione per altri”, una pratica che viene comunemente associata all’ “Utero in affitto”, ma che in alcuni contesti può essere svolta secondo un approccio solidale, e di cui, però, manca una normativa.

Cosa ti ha fatto venire in mente la possibilità di valutare una tecnica di “Gestazione per altri – GPA”?

Il mio percorso di studio: ho studiato medicina veterinaria, in passato avevo fatto un tirocinio in un centro di procreazione medicalmente assistita e ho preso maggiore consapevolezza della tecnica.

Poi cos’è successo?

Poi sono entrata in un gruppo social “Mothers with Rokitansky”, dove sono iscritte tutte le donne diventate madri nonostante la patologia. Una di queste aveva scelto la maternità surrogata, e vederla con il suo bambino in braccio mi ha fatto scattare il desiderio di inseguire la stessa strada.


Che procedure avete attivato per poter effettuare la maternità solidale e surrogata?

Prima ci siamo rivolti all’estero, prima per capire se era possibile fare interventi per risolvere la problematica, poi abbiamo esplorato opportunità in USA e Grecia, e in altri Paesi dove la GPA  – Gestazione per altri – è legale e normata da leggi.

Maria Sole: “Io sono nata senza utero, ma voi senza cuore”

Poi però hai scelto un’altra strada:

Ho scelto di non nascondermi, ho conosciuto altre coppie che avevano utilizzato tecniche di maternità surrogata, avevano avuto bambini “di nascosto”, a volte fingendo le gravidanze. Sarebbero dovute essere le donne più felici del mondo, invece avevano paura di essere scoperte e vivevano questo miracolo con grande angoscia.


Ho conosciuto persone italiane, che compravano pance finte, donne che non diranno mai ai bambini come sono nati.

All’estero la cultura è diversa anche in questo: ci si nasconde di meno?

All’estero è normale fare foto di famiglia con la madri che offrono l’utero come “surrogate”, qui no, ci si nasconde. E io ho pensato: ma cosa devo nascondere? Ho una malattia, perché dovrei nasconderlo?


In quella fase arriva il rapporto con l’Associazione Luca Coscioni e l’appello per cercare una madre surrogata volontaria.

Ho raccontato la mia storia a Filomena Gallo, avvocata e segretario dell’unica associazione che aveva presentato una proposta di legge.

L’ho conosciuta semplicemente scrivendole “grazie” e da allora ha preso a cuore la mia battaglia. A quel punto abbiamo fatto un appello pubblico: abbiamo cercato una persona che potesse “offrire” il suo utero per portare avanti una gravidanza al posto mio. Mia madre si era offerta ma non ha potuto farlo.

Maria Sole e il marito

Hai ricevuto tante proposte?

Sì dopo l’appello circa 10 persone mi hanno scritto dicendomi che erano disponibili,  nonostante non ci sia stata una grande divulgazione dell’appello. Abbiamo incontrato 3 delle persone che si erano rese disponibili per valutare le condizioni di salute, di età e anche altri elementi.

C’è stata una ragazza che si è resa disponibile, una avvocata libera professionista, non avrebbe voluto farlo per soldi, ma non siamo andati avanti con lei perché non aveva altri figli.

All’estero generalmente si richiede che la madre surrogata abbia già avuto almeno una gravidanza.
Per fare una scelta di maggiore consapevolezza cercavamo una persona che avesse vissuto una gravidanza.

Abbiamo infine trovato una donna che risponde a tutti i requisiti.

La donna che si è offerta di portare avanti la gravidanza per te. Chi è e cosa la guida in questa scelta?

Non possiamo rivelare il nome per la sua sicurezza, ma la mia storia l’ha molto colpita, ha visto un servizio in TV e ha visto in me una “mamma”.  Mi ha detto: “perché non dovresti essere mamma? Io lo sono e ho visto in te un’altra mamma”.

Adesso quali sono gli step?

Ci siamo rivolti ad un tribunale. La strada è chiedere un’autorizzazione ad un giudice per autorizzare come è stato fatto nel 2000 a cui si era offerta una parente a cui era stato accettato.

La procedura prevede l’impianto dell’embrione nella gestante?

Sì, il bambino in questo caso sarebbe biologicamente figlio della coppia, di me e mio marito.

Poi non sappiamo che tipo di procedura dovremo fare: se attivare un’adozione o una diversa autorizzazione.

Come vivi questa attesa?

Vivo con speranza, altrimenti non faremmo tutto questo. Rimaniamo con i piedi di piombo perché come tutte le tecniche sappiamo che possono andare bene o male, però è la speranza che ti spinge ad andare avanti.

Da una parte immagini tutto: cameretta, giochi, e dall’altro dici: aspettiamo.
Con il cuore pieno di speranza.