donna morta

Aveva solo 15 anni la ragazza scomparsa lo scorso 30 novembre, a Bogotà. Il suo cadavere è stato riconosciuto solo pochi giorni fa, dopo oltre un mese di estenuanti ricerche e di richieste di riscatto fasulle. La madre chiede che i colpevoli paghino.

La scomparsa: uscita di casa per trovare il cellulare

Lynda Michelle Amaya Buelvas aveva 15 anni e viveva con la madre Nathalie a Bogotà. Il 30 novembre 2020 era uscita di casa, alla ricerca del cellulare che le era stato rubato poco tempo prima, nei pressi della stazione Avenida Jiménez.

Come riportato dalla madre alla rivista Semana, la ragazza aveva tentato di sporgere denuncia alla polizia, ma l’agente al quale si era rivolta l’aveva trattata con sufficienza a causa della sua disabilità.

Michelle Amaya soffriva, infatti, di un lieve disturbo cognitivo.

Uscita di casa in bicicletta, la 15enne si era diretta verso la stazione, dove le era stato suggerito di cercare informazioni nella zona del binario 13. Qui viene, infatti, gestito il traffico di cellulari rubati. Alcune persone presenti alla stazione, hanno detto di aver visto Lynda Michelle fermare vari passanti, per chiedere informazioni sul suo cellulare. Poi, nessuno ha più avuto notizie della ragazza.

Nathalie e le ricerche dell’amata figlia

È così che Nathalie Amaya ha iniziato a vivere il suo peggior incubo. Il timore per il mancato ritorno a casa di Lynda Michelle l’ha portata fin da subito ad agire. Inizialmente, la donna ha diffuso per tutta la città volantini contenenti le informazioni necessarie al riconoscimento della figlia. Nathalie ha, inoltre, indicato un numero di telefono da contattare, per segnalare gli avvistamenti o, magari, il ritrovamento della ragazza.

Tuttavia, proprio quel contatto telefonico tramite il quale la donna sperava di poter ottenere notizie positive, è stato utilizzato con tutt’altre intenzioni.

Come segnalato da Nathalie e dal nonno di Lynda, infatti, numerosi malintenzionati hanno contattato la donna, chiedendole denaro in cambio di informazioni false sulla scomparsa della ragazza.

Fortemente confusa e disorientata, la donna ha addirittura accettato di incontrare un uomo, che l’ha ricattata. Il truffatore sosteneva, infatti, che le avrebbe consegnato la ragazza, in cambio di denaro. In seguito, l’uomo è scomparso, senza dare alcun indizio su Lynda.

La richiesta d’aiuto alle autorità

Considerato il fallimento delle sue ricerche, Nathalie Amaya ha denunciato la scomparsa della figlia al Procuratore Generale della Nazione.

Sin dal primo confronto con le autorità, tuttavia, la speranza di trovare rapidamente Lynda si è dovuta scontrare con numerosi ostacoli.

Il suo caso è stato assegnato a un Medico Legale, che ha spiegato come l’attivazione delle ricerche non sarebbe stata immediata, a causa di un elevato numero di simili denunce. Pochi giorni dopo la scomparsa, inoltre, la donna si è recata presso il centro di Medicina Legale, chiedendo notizie in merito a un cadavere che era stato ritrovato nel quartiere di San Bernardo.

Il personale, tuttavia, le disse che il corpo in questione non poteva corrispondere a quello di sua figlia, poiché appartenente a una ragazza di maggiore età, fra i 19 e i 23 anni.

Le lunghe notti “sperando che la figlia passasse”

Scoraggiata e desiderosa di riabbracciare sua figlia, Nathalie Amaya ha continuando autonomamente a cercare Lynda. “Non so come sia il suo stato fisico, il suo stato mentale” erano le preoccupazioni che la donna, madre di altre tre figli, condivideva qualche settimana fa con la rivista Semana.

Sperando di poter così trovare nuovi indizi, Nathalie si è addentrata nel quartiere di San Bernardo, considerato il “nuovo Bronx” di Bogotà.

Ha cercato di passare inosservata e si è camuffata da senza tetto, per riuscire a parlare con possibili testimoni delle ore passate dalla figlia lontana da casa.

“Tutte le sere mi sedevo nella corsa 11 con una coperta e una sigaretta, sperando che la bambina passasse forse da qualche parte”, ha ancora confessato la donna. Per approfondire ancor più le sue indagini, Nathalie ha anche chiesto di poter accedere ai video della sorveglianza, senza ottenere il consenso.

La triste conferma del test del DNA

Un mese dopo la scomparsa di Lynda Michelle, un test del DNA ha segnato una svolta nelle indagini.

Il DNA di Lynda è risultato, infatti, corrispondente a quello del corpo conservato all’interno dello studio legale, al quale la coraggiosa madre si era rivolta all’inizio delle sue ricerche. Sul suo cadavere, sono state rilevate numerose ferite da taglio e un colpo molto forte, inflitto sulla testa della ragazza. La polizia ha sottolineato che questi elementi sono segnale di un omicidio avvenuto con estrema violenza.

Per questo motivo, Nathalie non vuole credere che si possa trattare di un gesto legato al furto della bicicletta che Lynda portava con sé. La madre pensa infatti che si sia trattato di un femminicidio.

Il 9 gennaio la famiglia di Lynda ha potuto salutarla un’ultima volta, nel corso dei suoi funerali.

La ricerca dei colpevoli

Nathalie si dice arrabbiata e delusa dai funzionari di Polizia, e dichiara: “Se fossero stati competenti, diligenti, avremmo potuto renderci conto che era il corpo della bambina ed evitare tanto dolore, tanta sofferenza.

Ora vuole giustizia e chiede che chi ha ridotto il corpo della sua amata Lynda Michelle in un modo così atroce, paghi.

Le indagini sono attualmente in atto. La polizia ha annunciato che darà una ricompensa di 10 milioni di Pesos a chi consegnerà loro i responsabili.

Il 14 gennaio scorso tre uomini sono stati arrestati, poiché ritenuti possibili colpevoli dell’uccisione di Lynda Michelle. Stando alle indagini, i presunti assassini avrebbero aggredito la ragazza all’interno del quartiere di San Bernardo -in cui Lynda sarebbe giunta con i mezzi pubblici- per derubarla. Picchiata e ferita, ma non ancora deceduta, la quindicenne sarebbe stata trasportata altrove, in un edificio in fase di demolizione.

A soli due giorni dalla sua scomparsa, il 1° dicembre 2020, le forze dell’ordine hanno trovato il corpo di Lynda e l’hanno trasferito presso il centro di Medicina Legale. Qui, però, non è stato possibile riconoscere la sua identità, poiché il cadavere non portava con sé alcun documento.

Le indagini continueranno fino all’individuazione della verità. Solo allora Lynda Michelle otterrà la giustizia che merita.