giustizia

Jeanne Pouchain è una donna di 58 anni che abita a Saint-Joseph, nei pressi di Lione. Da qualche anno la sua vita è stata sconvolta da un evento incredibile: lo Stato francese l’ha dichiarata morta nel 2017, e da 3 anni è costretta a lottare per dimostrare di essere viva. 

All’origine della vicenda: le controversie legali

Nel 2004, un’ex dipendente della ditta della signora Pouchain le fece causa, richiedendo all’azienda di risarcire la dipendente per un totale di 14.000 euro di danni. Il tribunale del lavoro, infatti, accusò  la ditta di non aver riconfermato il contratto alla dipendente, in quanto la ditta stessa avrebbe perso un importante contratto, rimanendo con poca liquidità.

La sentenza, rivolta verso l’azienda e non verso la signora Pouchain, non venne eseguita.

L’ex dipendente non si ferma

Nel 2009, l’ex dipendente intenta un ricorso, che però viene dichiarato inammissibile nel 2013. Qualche anno più tardi, nel 2016, la Corte d’Appello ordina al marito della signora Pouchain e al figlio di pagare i danni, credendo che la donna fosse morta. Infine, nel 2017, l’ex dipendente fa dichiarare Jeanne Pouchain morta, affermando che per quel motivo le sue lettere rimanevano senza risposta.

Senza un certificato che attestasse la sua morte, i giudici hanno creduto alla dipendente, dichiarando la signora Pouchain morta. Da quel giorno, Jeanne non esiste più per lo Stato.

Le motivazioni della “morte”

Jeanne Pouchain, vittima di una situazione kafkiana, continua a lottare con la burocrazia francese per cercare di dimostrare di essere viva. Secondo la donna, l’ex dipendente avrebbe inventato la sua morte per ottenere i danni dai suoi eredi; l’avvocato della controparte, invece, sostiene l’esatto contrario, che la signora Pouchain avrebbe inscenato la sua morte per sfuggire al pagamento dei danni.

Una lotta senza fine

Dal 2017 la signora Pouchain si è scontrata con una serie di cavilli burocratici che sembrano insormontabili. Ancora oggi la donna è senza documenti ufficiali, non ha la carta d’identità, la patente, l’assicurazione sanitaria. “Mi sento come se stessi vivendo un incubo. Sono morta per la giustizia, sono morta per tutti gli enti. Non esco più perché non so cosa mi potrebbe accadere se venissi arrestata, se avessi un qualsiasi problema”, ecco le parole della donna alla rete BFM Lyon. Un vero e proprio incubo, che sembra non avere fine.

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