Emanuele Filiberto, principe di Savoia a celebrazioni pubbliche

Emanuele Filiberto, erede della Real Casa dei Savoia ha voluto fare ammenda per quanto accaduto ai cittadini italiani di fede ebraica vittime delle legge razziali del ’38 e dell’Olocausto. Una scelta profondamente sentita e maturata nel corso degli anni, ha spiegato il Principe, un’ammissione di colpa che non poteva più aspettare.

Sono infatti passati 82 anni e fino ad ora nessuno della famiglia reale ha mai parlato di quanto accaduto. Con la proclamazione delle leggi razziali da parte di Mussolini, finiva quel sogno dell’Italia risorgimentale e unita iniziata con Carlo Alberto e lo Statuto e portata a termine da Vittorio Emanuele II.

Proprio a questi principi fa riferimento Emanuele Filiberto nella sua lettera, dove ha rimarcato l’importanza del passato in un’attualità in cui è sempre più facile gridare alla Cancel Culture.

“Vittorio Emanuele III era il re di tutti gli italiani”

Intervenuto nell’edizione delle 20 del TG5, Emanuele Filiberto ha anticipato i contenuti della lettera, soffermandosi sull’importanza di questo gesto.

Vittorio Emanuele III era il re di tutti gli italiani e avrebbe dovuto prendersi cura di tutti gli italiani e vedere questa sua firma sulle leggi è un gran dolore per me e per tutta casa Savoia” ha spiegato, aggiungendo: “Tante volte bisogna guardare al passato, analizzarlo e tirare fuori i propri sentimenti, io oggi chiedo perdono ma non mi aspetto il perdono, voglio solo dire alle comunità ebraiche che possiamo iniziare un dialogo importante e guardare insieme al futuro”.

La lettera di Emanuele Filiberto

Mi rivolgo a tutti voi, Fratelli della Comunità Ebraica Italia, per esprimervi la mia sincera amicizia e trasmettervi tutto il mio affetto nel solenne Giorno della Memoria”, inizia così la lunga lettera del principe Emanuele Filiberto, con toni affettuosi e di invito ad un senso di fratellanza tra le genti.

Una lettera, si legge, scritta a cuore aperto, inattesa da tutti. Parole che la Comunità Ebraica probabilmente non pensava di sentire e che sono arrivate seppur con più di 80 di ritardo. “Sappiate che per me è molto importante e necessaria, perché reputo giunto, una volta per tutte, il momento di fare i conti con la Storia e con il passato della Famiglia che oggi sono qui a rappresentare, nel nome millenario di quella Casa Reale che ha contribuito in maniera determinante all’unità d’Italia, nome che orgogliosamente porto”.

La lettera è dedicata a quelle “Sacre vittime italiane” alle quali “Desidero oggi chiedere ufficialmente e solennemente perdono a nome di tutta la mia Famiglia”.

La lettera pubblicata da Emanuele Filiberto

La memoria deve restare viva

Il testo prosegue con le motivazioni che hanno spinto alla scelta, definita doverosa, “Perché la memoria di quanto accaduto resti viva, perché il ricordo sia sempre presente”.

Condanno le leggi razziali del 1938, di cui ancora oggi sento ancora tutto il peso sulle mie spalle e con me tuta la Real Casa di Savoia e dichiaro solennemente che non ci riconosciamo in ciò che fece Re Vittorio Emanuele III: una firma sofferta, dalla quale ci dissociamo fermamente, un documento inaccettabile, un’ombra indelebile per la mia Famiglia, una ferita ancora aperta per l’Italia intera”.

Un mea culpa a nome del bisnonno che ha dimenticato i valori che portarono l’Italia all’unità nel 1861, dove la maggior parte degli Stati italiani scelsero l’annessione al Regno di Sardegna tramite i Plebisciti (votazioni) in quanto unico spiraglio di democrazia in un mare di monarchie che si rifacevano al modello della Restaurazione, grazie allo Statuto. “Condanno le leggi razziali nel ricordo del mio glorioso avo Re Carlo Alberto che il 29 marzo 1848 (data in cui fu promulgata un’integrazione allo Statuto, con la quale si concedevano pari diritti ai cittadini di fede ebraica) fu trai i primi Sovrani d’Europa a dare agli italiani ebrei la piena uguaglianza dei diritti”.

L’importanza della memoria

Emanuele Filiberto ha ribadito poi l’importanza della storia e della memoria, la verità deve prevalere ogni cosa:Desidero che la Storia non si cancelli, che la Storia non si dimentichi e che la Storia abbia sempre la possibilità di raccontare quanto accaduto a tuti coloro che hanno fame e sete di verità”.

La lettera si conclude con il ricordo della principessa Mafalda, morta nel campo di Buchenwald e la deportazione di Maria di Savoia in un campo vicino Berlino.

La lettera di Emanuele Filiberto è arrivata all’improvviso, squarciando quel velo di omertà di cui per anni è stata taccia la Real Casa Savoia, una serie di onte che hanno distrutto l’immagine di una famiglia costruita con fatica, per renderla degna rappresentante di una nazione appena nata, troppo giovane per affrontare non una ma ben due guerre mondiali, con un re, Vittorio Emanuele III diventato re troppo presto e dopo aver brutalmente perso il proprio punto di riferimento. In molti si sono scagliati contro questa lettera che però resta prima e unica in 82 anni, da quel 1938.

L’intervista al TG 5

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