mano e viso di bambina

Sono passati quasi 16 anni da quel giorno del 2 luglio 2005, quando la piccola Matilda Borin moriva in casa di sua madre, Elena Romani, a causa di gravi lesioni interne. In casa con lei, oltre alla mamma, c’era il compagno di lei Antonio Cangialosi, entrambi assolti in tre gradi di giudizio.

Ad oggi, la morte della piccola Matilde rischia di restare un caso irrisolto dopo la decisione presa dalla quinta sezione penale della Cassazione.

La morte di Matilda Borin

Ricordato anche come Delitto di Roasio, Matilda Borin era una bimba di 2 anni dagli occhi grandi e blu e un sorriso contagioso. Viveva con la mamma, Elena Romani, una hostess di 31 anni, a Roasio.

Il 2 luglio 2005 la bambina si trovava in casa sua insieme alla mamma e ad Antonio Cangialosi, ex bodyguard, oggi dipendente di una ditta di autotrasporti. Quel giorno, Matilda, sarebbe morta a causa di una forte pressione sulla schiena che le ha causato un trauma a fegato, reni e la rottura di una costola. Gli organi interni della piccola erano totalmente danneggiati e, stando all’autopsia, l’ipotesi principale è che fosse stata colpita da un calcio alla schiena.

Nei primi tempi dopo la morte della piccola, Elena Romani e Antonio Cangialosi sono stati indagati per omicidio, principalmente sulla mamma della bambina che è stata accusata di omicidio preterintenzionale.

La donna si è sempre detta innocente e, infatti, è stato assolta in via definitiva dopo tre gradi di giudizio nel 2012; in tribunale ha sempre dichiarato di non essere stata presente al momento della morte della bambina, essendosi allontanata per pulire un lenzuolo sporco di vomito.

Anche Antonio Cangialosi è stato accusato di omicidio preterintenzionale ma, esattamente come per Elena Romani, anche lui è stato assolto dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino. L’unica certezza, costante in tutti questi anni, è che la morte di Matilda sarebbe avvenuta per un gesto di stizza, chiunque l’avesse colpita non aveva intenzione di ucciderla.

In ogni caso, come dichiarato nel 2018 dal procuratore generale Marcello Tatangelo, si legge sul Messaggero: “Su chi sia stato, le carte non ce lo fanno sapere”.

Respinto l’ultimo ricorso

A seguito dell’assoluzione di Antonio Cangialosi, Elena Romani aveva presentato ricorso per avere verità sulla morte della figlia. Il 5 febbraio l’annuncio, la Quinta sezione penale della Cassazione lo ha respinto, dichiarandolo inammissibile.

Sulla vicenda sono intervenuti legali di Elena Romani che hanno dichiarato all’Ansa: “Da parte nostra c’è soddisfazione, perché la Romani è stata assolta nei tre gradi con formula piena, ma c’è anche grande amarezza perché non si è riusciti a dare giustizia alla piccola“, commentano i legali della madre, Roberto Scheda e Tiberio Massironi, che parlano di giustizia negata. “(…) Ora toccherà alla scienza spiegare le ferite a fegato, reni e a una costola della bimba”.