Jo Squillo a Verissimo

In studio da Silvia Toffanin è ospite Jo Squillo, icona Italo disco anni ’80 e del pop anni ’90. La cantautrice si racconta a tu per tu con la padrona di casa, ripercorrendo le principali tappe della sua vita e carriera. A cominciare dal profondo dolore per la scomparsa dei genitori nel 2019: “Papà mi ha lasciata in una settimana, dopo un mese dalla mamma“.

La perdita dei genitori

Jo Squillo, ospite di Verissimo, apre il suo cuore raccontandosi a tutto tondo nel salotto di Silvia Toffanin. La cantante, icona della musica italiana anni ’80 e non solo, apre i cassetti più profondi del suo cuore per raccontarsi senza veli.

Tantissimi gli argomenti di questa intervista, a cominciare da una ferita dolorosa e ancora profondamente aperta: quella della morte dei genitori.

La cantautrice ha dovuto salutare la mamma e il papà a distanza di un solo mese. La madre venne a mancare in seguito a una lunga battaglia contro una patologia degenerativa: “È ancora un dolore enorme, soprattutto perché irrazionale tutto il dolore. Quando hai una malattia come una malattia degenerativa, devi decifrare questo dolore. È brutto perché i vecchi non si meritano questo, ma dignità, rispetto, cura e accompagnamento.

Io ho salutato i miei genitori a distanza di un mese, si sono lasciati dopo 60 anni di matrimonio“. Il padre, invece, la lasciò dopo poche settimane dalla prima dolorosa perdita: “Papà stava benissimo, è entrato in ospedale e sembrava che avesse soltanto un ictus e mi ha lasciata in una settimana, dopo un mese dalla mamma“.

La rabbia della cantante

Il dolore per la perdita dei genitori è una ferita ancora aperta e che Jo Squillo fa ancora fatica a digerire. Soprattutto perché, con le opportune cure ed un percorso di accompagnamento, la madre non sarebbe morta sola. “Faccio ancora fatica perché c’è ancora un po’ di rabbia per come se ne vanno, senza rispetto né cure adeguate“, il duro sfogo dell’artista.

– “Non siamo pronti per capire bene come si può morire in un altro modo, in un modo più rispettoso e meno violento, meno da soli. Perché sono da soli. Affrontare una malattia come una malattia degenerativa è stato un percorso lunghissimo, non sapevo come affrontarla, come reagire. Nessuno ci insegna come aiutare questo accompagnamento. Non sono ancora pronta a sorridere per questo“.

In prima linea contro la violenza sulle donne

L’intervista, successivamente, si sposta su un altro delicato argomento: la violenza sulle donne.

Una piaga quanto mai attuale della nostra società e contro la quale Jo Squillo si batte in prima linea. A capo di una Onlus per assistere donne vittime di violenze, la cantante rivela di non averlo mai vissuto sulla propria pelle ma di aver assistito ad una scena glaciale: “Non ho subito violenze. Negli anni ’80 ho vissuto questo clima di violenza e mi sono scandalizzata quando, in metro, una 17enne era stata violentata e gli altri non avevano fatto niente. Le scritte dei giornali erano ‘Se l’è cercata’. Oggi sono contenta che se ne parli di più e che la gente non si volti dall’altra parte“.

Attraverso la sua Onlus il suo aiuto arriva in prima linea per aiutare tutte coloro che sono vittime di violenze: “Ho imparato a conoscere donne che sono passate attraverso le fiamme date dai loro mariti e compagni. Io penso che dobbiamo agire, con la mia Onlus contro il femminicidio abbiamo il compito di accompagnare il percorso del cambiamento culturale. Nelle nostre mura domestiche l’amore deve essere celebrato“.

L’incubo dello stalking: “Ho provato a denunciare, ma…

Non si tratta di una violenza fisica, ma Jo Squillo ha comunque vissuto un incubo legato ad una forma meno accentuata di violenza ma altrettanto delicata: quella dello stalking.

Quella è una piaga quotidiana, che ti snerva – spiega la cantante, che successivamente racconta la sua esperienza. – Io ho un paio di persone che mi chiamano, mi mandano 10 mail al giorno, è bruttissimo. Ma stando in mezzo a donne che hanno subito molto di più, me ne faccio una ragione. Ho anche provato a denunciare, ma a volte mi sono sentita rispondere: ‘Se non ci sono prove di morte e tentato omicidio, non possiamo intervenire‘. Essere donne a volte è brutto“.

Alla domanda di Silvia Toffanin se abbia provato paura in quella circostanza, la sua ospite risponde decisa: “Io non ho paura, perché il senso di quello che ho vissuto mi dà la dimensione di quello che bisogna fare al momento giusto. Non mi faccio condizionare dalla paura“.