giacomo leopardi morte poeta

Ancora oggi il velo di mistero che aleggia sulla morte di Giacomo Leopardi è in grado di stimolare la fantasia e le menti di molti storici ed appassionati di letteratura.
Il poeta, nell’ultimo periodo della sua vita, era affetto da seri problemi di salute e disturbi gastrointestinali, che lo avevano spinto a cercare sollievo presso le rinomate terme di Castellammare di Stabia. Considerati questi fattori e dopo svariate ricerche biografiche, lo storico Angelo Acampora, in un articolo pubblicato da la Repubblica, ha formulato una nuova ipotesi secondo cui il poeta di Recanati non sarebbe morto a Napoli di idropsia polmonare, come indicato da Antonio Ranieri, ma di ritorno dalle terme stabiesi mentre era afflitto dal colera.

La lettera di Francesco Scarpa

Il fulcro dell’ipotesi dello storico si basa sulla lettera del gesuita Francesco Scarpa inviata a padre Carlo Maria Curci e pubblicata nel 1846 nell’ottava edizione dei “Fatti ed argomenti in risposta alle molte parole di Vincenzo Gioberti intorno ai Gesuiti nei Prolegomeni del Primato”.
Nella lettera si fa riferimento alla conversione religiosa di Giacomo Leopardi ed all’amicizia creatasi tra lui e padre Scarpa nel corso di alcuni mesi precedenti alla sua morte.

Il gesuita porgeva spesso visita al poeta per confessarlo mentre alloggiava in una stanza a pagamento presso l’Ospedale degli Incurabili. Durante gli ultimi giorni della sua vita, secondo la testimonianza di Scarpa, Leopardi si recò a Castellammare di Stabia per sottoporsi alla cura delle acque, ma lì morì afflitto proprio dal colera.

Il mistero delle spoglie mai ritrovate

Non furono mai trovate effettivamente le spoglie del poeta.
I resti ossei rinvenuti nella tomba della chiesa di San Vitale a Fuorigrotta, indicata da Antonio Ranieri come luogo di sepoltura di Giacomo Leopardi, non combaciavano con la fisionomia del poeta.

Questa testimonianza è molto importante ai fini dell’ipotesi di Acampora. Nella prima metà dell’ottocento, infatti, quando l’epidemia di colera imperversava in tutta Europa, i morti affetti dalla malattia venivano gettati nelle fosse comuni per contenere il contagio. Per evitare quest’eventualità, secondo lo storico, Ranieri, accortosi della morte dell’amico a Castellammare causata dal colera, avrebbe riportato le spoglie del poeta a Napoli e solo in quel momento ne avrebbe dichiarato la morte per idropsia polmonare. Tuttavia, nonostante questo sforzo, Leopardi non sarebbe riuscito a sottrarsi dal triste destino delle fosse comuni.