Finanza

L’insostenibile peso dell’essere

L'umanità ha aggiunto 1.100 miliardi di tonnellate di oggetti al peso naturale del pianeta: ecco perchè dobbiamo puntare ad un'economia orientata al riuso e alla limitazione degli sprechi
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Nel corso della storia l’umanità ha aggiunto 1.100 miliardi di tonnellate di oggetti, dai più piccoli ai più grandi, al peso naturale del pianeta. Ormai la massa degli oggetti costruiti dall’uomo ha raggiunto la massa di tutte le creature viventi.

Capita di leggere ogni tanto qualcosa che ti fa pensare per davvero, cioè ti fa battere una mano sulla fronte e ti fa dire: ”Ma dai! Incredibile! Non me lo immaginavo”.

A me è successo leggendo uno splendido pezzo del grande divulgatore Telmo Pievani, filosofo evoluzionista, grande dominatore della scena youtuberiana, dove contende la palma di superstar allo storico Alessandro Barbero.

L’articolo, uscito sul numero 483 di “La lettura”, il supplemento culturale settimanale del Corriere della Sera, è talmente bello e documentato che voglio condividerlo in questo spazio che ospita di solito commenti economico-finanziari. Del resto le implicazioni dirette per l’economia planetaria e anche per chi è alla ricerca di investment-ideas sono enormi.

I dati sbalorditivi che ci fanno aprire gli occhi

Tutto nasce dalla ricerca del Dipartimento di Scienze Ambientali e Forestali del Weizmann Institut di Rehovot in Israele, dove il team coordinato dal biologo Ron Milo ha ottenuto queste strabilianti misurazioni:

  1. La “massa antropogenica”, cioè la quantità degli oggetti solidi inanimati prodotti dall’uomo e attualmente utilizzati ha raggiunto il peso di 1,1 teratonnellate, cioè 1.100 miliardi di tonnellate. In pratica questa è la massa di tutte le strade, ponti, ferrovie, navi, aerei, automobili, case, capanne, grattacieli, elettrodomestici, apparecchi elettronici, computer, cellulari, librerie, tende, divani, tappeti, posate, bottiglie, bicchieri e ogni altra cosa che vi viene in mente.
  2. Scomponendo i manufatti umani nei loro componenti di base si vede che il maggior contributo percentuale alle 1,1 teratonnellate di roba viene nell’ordine da calcestruzzo e aggregati per edilizia (sabbie, ghiaie, pietrisco, pozzolana, ecc.), seguiti nell’ordine da mattoni, asfalto, metalli, plastiche, vetro e legno.
  3. L’andamento della massa antropogenica è tipicamente rappresentato da una curva esponenziale. Dal 1900 ad oggi la massa è andata raddoppiando ogni vent’anni e il benessere dei paesi sviluppati e industrializzati si regge su un consumo straordinario di suolo e di risorse.
  4. Nel frattempo la massa complessiva degli esseri viventi sulla terra, animali e piante, è rimasta praticamente invariata nell’ultimo secolo, nonostante il crollo della biodiversità. Questo significa che le specie che noi coltiviamo o che abbiamo addomesticato a vivere con noi sono cresciute di numero compensando la scomparsa delle altre, ma il valore della loro biomassa totale è sempre quello ed è – udite, udite – di 1,1 teratonnellate. La  somma degli oggetti costruiti dall’uomo ha quindi raggiunto la massa degli  esseri viventi. Chi parla di mondo reificato non ha certo tutti i torti.
  5. Il peso delle infrastrutture ha superato quello aggregato di alberi ed arbusti (boschi e foreste). La massa degli oggetti di plastica supera quella di tuti gli animali terrestri e marini messi insieme. Con i ritmi attuali di pesca intensiva e di consumo usa e getta, nel 2050 negli oceani ci sarà più plastica che pesce.
  6. Tutto assume un aspetto ancor più inquietante quando si consideri che all’interno della biomassa c’è un’ampia componente che lavora per noi e che andrebbe a buon diritto considerata come parte della massa antropogenica. Infatti nello studio Weizmann coltivazioni e bestiame, essenziali componenti biologiche del nostro sistema socioeconomico, sono messi in conto alla biomassa. E se si va ancor più in dettaglio all’interno della biomassa si scoprono altri numeri impressionanti. Gli esseri umani sono il 36% del peso di tutti mammiferi, mentre gli animali da allevamento arrivano al 60%. Praticamente un terzo dei mammiferi (noi) campa mangiando gli altri due terzi. La fauna selvatica, dalle tigri asiatiche agli orsi dei Carpazi, dai capodogli ai canguri arriva appena al 4% della biomassa dei mammiferi. Ricorda Pievani che la sola Torre Eiffel pesa come la somma di tuti i rinoceronti bianchi rimasti sul pianeta.
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Inquinamento in città (fonte: Unsplash)

Cosa possiamo fare?

Sono cifre che si commentano da sé, che in fondo non fanno che confermare cose che istintivamente sappiamo, ma che hanno il grande merito di farci trasalire con la forza della loro spettacolare evidenza.

Senza un passaggio a ritmi sostenuti verso un’economia orientata al riuso e alla limitazione degli sprechi, la massa antropogenica continuerà a raddoppiare ogni vent’anni e poi ogni 18 e poi ogni 15, imprimendo al pianeta un’impronta insostenibile. A meno che la natura non si ribelli e approfitti di un mondo iperantropizzato, ipertrofico di contatti tra gli esseri umani e gli animali portatori di virus, per dare una bella sfoltita alla popolazione umana attraverso nuove pandemie che faranno impallidire il ricordo del Covid 19. Ma prima di cedere ad un finale apocalittico degno di un B-Movie, ci sono molte cose intelligenti da fare e da fare in fretta. La transizione verso un modello ecologicamente sostenibile è la grande sfida e la grande avventura che attende la nostra specie, speriamo di esserne all’altezza.

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