Punto da una cubomedusa, 17enne muore dopo una settimana di ricovero in terapia intensiva

Drammatico quanto accaduto ad un ragazzo di soli 17 anni dopo essere stato punto da una cubomedusa mentre nuotava in mare a Cape York, il punto più settentrionale dell’Australia continentale. Un evento tragico che stando alla stampa internazionale non si sarebbe mai verificato negli ultimi 15 anni: nulla hanno potuto i soccorsi immediatamente intervenuti per salvare la vita al ragazzo che purtroppo, dopo essere stato ricoverato per una settimana in terapia intensiva, è deceduto.

17enne punto della cubomedusa mentre nuotava in mare

Non ce l’ha fatta il 17enne che nuotava nelle acque di Cape York, nell’estremo nord-orientale dell’Australia continentale.

La tragedia sarebbe avvenuta lo scorso 22 febbraio quando il 17enne si trovata nei pressi di Bamaga, città lungo le coste del Queensland. Durante la sua nuotata, il 17enne sarebbe stato punto da uno degli animali marini più velenosi al mondo, una cubomedusa.

La puntura fatale: ricoverato in terapia intensiva

Secondo quanto riportato dalla ABC News, che ha diffuso la notizia, il ragazzo si sarebbe sentito male immediatamente dopo la puntura del celenterato. I soccorsi sarebbero stati immediati e il 17enne sarebbe stato subito trasportato in elicottero nell’ospedale più vicino, a Townsville.

Il ragazzo è stato ricoverato in terapia intensiva ma le sue condizioni hanno continuato a peggiorare col trascorrere dei giorni. Ogni cura è stata vana al giovane ragazzo che dopo una settimana di ricovero ha perso la vita lunedì scorso, ad una settimana dal drammatico incidente.

La cubomedusa: la più velenosa della sua specie

Secondo quanto specifica ABC News, era da 15 anni che una medusa non causava un decesso: l’ultima vittima risalirebbe infatti al 2006 ed era stata registrata proprio a Bamaga, ricorda la biologa Lisa-Ann Gershwin, una delle massime esperte.

Quanto alla cubomedusa, si tratta di una delle più pericolose e fatali varianti della classe Cnidaria, molto diffusa nei mari tropicali dell’Australia settentrionale.

Motivo questo che ha spinto a sensibilizzare i natanti verso l’utilizzo di mute che proteggano il corpo onde evitare punture che potrebbero essere, come lo sono state in questo caso, fatali. Seppur di piccole dimensioni, i tentacoli della cubomedusa riescono a raggiungere anche i 3 metri di lunghezza e al loro incontro con la pelle questi rilascerebbero tossine capaci di attaccare il sistema nervoso e cardiaco dell’uomo, comportando un immediato shock anafilattico.