bandiera italiana

Il 17 marzo 1861 l’Italia diventava ufficialmente una nazione unita sotto la corona di Casa Savoia. Vittorio Emanuele II diventava il primo re di una nazione unita; un progetto, per non dire sogno, patriottico frutto di poco più di dieci anni di diplomazia, plebisciti e atti di patriottismo.

Il 17 marzo 1861 l’Italia diventa unita

Al Parlamento subalpino, sito dentro palazzo Carignano, sede del Museo del Risorgimento di Torino, è tutto fermo al 17 marzo, giorno della promulgazione della legge numero 4671, l’ultima promulgata dal Regno di Sardegna e prima legge del neonato Regno d’Italia. Da quel momento, l’Italia diventava un’unica nazione, ad eccezion fatta delle zone del Triveneto e del Lazio, che saranno annesse più tardi.

Bisognerà infatti attendere il 1870 per vedere un’Italia simile a quella che conosciamo oggi.

Il 18 marzo si riunì la prima seduta parlamentare nazionale che nel giro di tre anni avrebbe avuto sede a Roma.

Come si arriva all’unità d’Italia?

Superati i moti del 1848, il Regno di Sardegna intraprende un lungo viaggio in quelli che sono stati definiti i “Dieci anni di preparazione“, durante il quale molti Stati richiesero l’annessione al Regno, perché l’unico ad avere una forma di carta costituzionale: lo Statuto.

Il nuovo re di Sardegna, Vittorio Emanuele II non solo aveva scelto di mantenerlo, ma aveva anche prestato giuramento su di esso e questo aveva fatto contribuito alla formazione del nominativo con il quale era conosciuto, quello di “Re Galantuomo“. In questa fase è importante anche un’altra figura, quella di Camillo Benso, conte di Cavour, l’uomo che attraverso la diplomazia e la politica, riuscì a portare il Regno di Sardegna nel concerto delle nazioni europee e a realizzare il sogno dell’unità.

Dalla guerra di Crimea a Plombières

L’esercito piemontese aveva preso parte alla spedizione in Crimea e, grazie alle gesta eroiche dell’unica battaglia alla quale presero parte, quella della Cernaia, Cavour poté sedersi al tavolo delle trattative di pace degli accordi di Parigi del 1856.

Avvicinatosi a Napoleone III imperatore dei francesi, Cavour iniziò a perorare la sua causa politica nazionale, chiedendo il suo appoggio.

Nel luglio del 1858, Cavour si recò segretamente nella località termale di Plombières, Francia, dove s’incontrò con Napoleone. In quei tre giorni di trattative, ricordati come gli accordi segreti di Polmbièeres, i due lavorarono all’alleanza siglata anche dal matrimonio tra Maria Clotilde di Savoia, figlia quindicenne del re e Gerolamo Bonaparte, cugino 30enne dell’imperatore.

Insieme alla cessione di Nizza e Savoia in cambio della Lombardia in caso di guerra all’Austria.

La seconda guerra d’Indipendenza

Assicuratosi l’appoggio francese, il Piemonte iniziò a provocare l’Austria per far sì che dichiarassero loro guerra (secondo gli accordi infatti, la Francia sarebbe intervenuta a sostegno del Regno di Sardegna solo in caso di aggressione austriaca). Con le battaglie di Magenta e Solferino le truppe alleate vinsero il conflitto e, con l’armistizio di Villafranca, al Piemonte andò la Lombardia, mentre la Francia instaurava la sua egemonia su suolo italico.

In Toscana ed Emilia-Romagna scoppiarono rivolte contro l’egemonia straniera e, sempre grazie ai plebisciti, i due Stati furono annessi al Piemonte. La Francia, anche stavolta, era stata messa di fronte al fatto compiuto.

I mille di Garibaldi

Nel 1854 Cavour aveva autorizzato il ritorno in patria di Garibaldi, in esilio dal 1848. Prese parte alla seconda guerra d’Indipendenza e si mostrò contrariato dalla cessione di Nizza e Savoia alla Francia, in quanto nizzardo.

Nonostante la sigla dell’armistizio, sul territorio italico continuavano le rivolte, proprio in questa fase si inserisce la missione di Garibaldi, meglio nota come: Spedizione dei Mille.

Nella notte tra il 5 e il 6 maggio, un gruppo composto da un migliaio di persone partiva da Quarto, direzione Sicilia, dando il via a quella campagna che avrebbe dato sostegno alle ribellioni scoppiate contro il regno delle Due Sicilie. Sbarcati a Marsala l’11 maggio, iniziò la risalita fino all’incontro di Teano (che ha più elementi leggendari che reali), dove l’avanzata di Garibaldi si fermò.

Il 21 ottobre 1860 si svolse il Plebiscito di annessione della Sicilia con votazione palese Si- No. Con maggioranza vinse il si e il 2 dicembre 1860 nel palazzo reale di Palermo, Antonio Mordini presentava il risultato a Vittorio Emanuele II. L’annessione fu formalizzata con un decreto regio il 17 dicembre 1860, era il numero 4499. Tre mesi dopo veniva promulgato il regno d’Italia.

Forse non sapevi che:

  • I Savoia non sono mai stati incoronati re d’Italia, il re era scelto dal popolo e doveva giurare sullo Statuto. L’unica incoronazione che ha visto protagonista un Savoia è stato Vittorio Amedeo II di Savoia, re di Sicilia nel 1713
  • Inizialmente la Sardegna non era dei Savoia, il passaggio avvenne formalmente nel 1720 con il trattato di Londra
  • La Regina Vittoria nutriva grande stiva verso il Regno di Sardegna, nei suoi diari ha sempre parlato bene del re Vittorio Emanuele II, di Cavour, dei La Marmora…
  • L’Inghilterra è stato il primo regno d’Europa a riconoscere l’unità e il Regno d’Italia come tale
  • Prima di far sposare Maria Clotilde con Gerolamo Bonaparte, Cavour aveva valutato l’opzione di far risposare Vittorio Emanuele II con Mary di Cambridge, cugina della Regina, ma il re non ha voluto (e nemmeno lei era felice all’idea)
  • La Regina Vittoria nei suoi diari scrisse di Vittorio Emanuele II che gli ricordava un cavaliere medievale per i modi, ma che sarebbe stato l’unico in grado di difenderla se fosse entrato un drago nella stanza
  • Il Tricolore è nato in realtà nel 1797 ed era lo stendardo della Repubblica Cispadana. Con la restaurazione fu rimosso e ritornò in auge a partire dai moti del ’48. Con la nascita del Regno d’Italia la scelta ricadde su di esso sempre per consuetudine

Tutte le capitali del regno:

  • Torino: 1861-1865
  • Firenze: 1865-1871
  • Roma: capitale dal 1871

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