Prof di Biella di 57 anni morto per

Forte il messaggio che traspare dalle parole di Simona Riussi, la moglie di Sandro Tognatti, il professore biellese di 57 anni scomparso nei giorni scorsi per quello che l’autopsia sul suo corpo ha definito essere stato un improvviso “problema cardiaco“.

Una morte che aveva però fatto insospettire gli inquirenti della Procura di Biella che avevano deciso di aprire un’indagine alla luce di quella dose di vaccino AstraZeneca somministrata a Tognatti 17 ore prima che morisse.

Sandro Tognatti, morto 17 ore dopo il vaccino: aperta un’indagine

La morte di Sandro Tognatti è stata al centro di un delicatissimo dibattito in questi giorni a livello nazionale ma anche a livello locale.

Sulla sua morte, sopraggiunta a 17 ore dalla somministrazione di una dose del vaccino AstraZeneca, la Procura di Biella aveva deciso di aprire un’indagine per verificare quale fosse stata la causa della morte del professore di musica di 57 anni per verificare se ci fossero stati eventuali e presunti legami tra il decesso e la somministrazione del vaccino.

Disposta l’autopsia sul corpo del 57enne, ieri nel primo pomeriggio i primi risultati: il 57enne sarebbe morto a causa di un “improvviso problema cardiaco“, probabilmente un infarto che non avrebbe alcuna correlazione con la somministrazione della dose di AstraZeneca contro il Covid.

La vedova di Tognatti: “Credo nella vaccinazione e farò la seconda dose

Alla luce dell’autopsia sul corpo di Tognatti, sono arrivare anche le parole della moglie del 57enne che ha voluto, nel suo piccolo e nel suo intimo dolore per la scomparsa del marito, lanciare un forte messaggio alla luce di ciò che è tristemente accaduto. Così Simona Riussi, vedova di Tognatti, ha voluto dichiarare a La Provincia Pavese: “Credo nella vaccinazione anti-Covid e farò la seconda dose. Mi sembra l’unico modo per vincere il Covid.

Allo stesso tempo però vorrei conoscere la causa della morte di mio marito“, ha dichiarato la donna che si era sottoposta ad una prima dose di AstraZeneca proprio insieme al marito lo scorso 13 marzo.

Io non ho avuto nemmeno una linea di febbre. Mio marito durante la notte ha accusato una febbre molto alta fino a 39.5 – ha raccontato la donna di quei momenti che hanno poi preceduto la morte del compagno – La domenica mattina è sceso per il caffè con i suoi genitori, che vivono vicino a noi. Poi è salito in mansarda a riposarsi. L’ho chiamato al cellulare ma non rispondeva“.

Sempre la donna sottolinea ed evidenzia l’appello a sottoporsi a vaccinazione: “Ma non sono un medico: è solo un comportamento che ritengo giusto a prescindere dalla tragedia di mio marito. Mi sembra l’unico modo per vincere il Covid“. È stata la donna la prima a provare a rianimare il marito vedendo che non respirava nel letto ma per lui non c’è stato nulla da fare, nemmeno dopo l’intervento del 118.