Dante e Beatrice

Nell’immaginario collettivo al nome di Dante è associato quello di Beatrice, da intendere però nella sua versione ultraterrena, perché Bice Portinari e Beatrice erano in realtà due persone diverse.

Non c’era però solo lei, sono tante le donne di Dante, quelle figure femminili che gli ruotano intorno nella vita reale o presenti nella Divina Commedia.

Dante e la moglie Gemma Donati

Dante Alighieri era sposato con Gemma Donati, una donna spesso messa da parte e con la quale non andò mai davvero d’accordo. Di Gemma Donati non c’è traccia nelle opere di Dante, eppure la coppia ha avuto diversi figli Jacopo, Pietro, Giovanni e Antonia.

Quest’ultima dedicherà la sua vita alla fede, rifugiandosi in un convento dove diventerà suora.

Di Gemma Donati non si sa quasi nulla, con molta probabilità è vissuta tra il 1265 e il 1333/1342. Discendente di nobile famiglia, appartenente alla casata dei Donati, fu promessa sposa a Dante nel 1275, i due si sposarono intorno al 1295. Sul rapporto tra i due le fonti non sono certe, pare però che sia stata Gemma Donati a recuperare i primi 7 canti dell’Inferno per consegnarli al marito condannato all’esilio, e a richiedere indietro la sua dote dai beni confiscati del marito.

Fatto sta che proprio quando lui partì da Firenze, i due non si rividero mai.

Beatrice e Bice Portinari

La Beatrice di Dante è una donna dalla doppia identità, da un lato c’è il personaggio storicamente esistito, ovvero Beatrice Portinari detta Bice, sposata con Simone de’ Bardi, dall’altro invece la Beatrice della Commedia.

Bice Portinari era figlia di un noto banchiere fiorentino, promessa fin da bambina a Simone de’ Bardi, anche lui rampollo di una ricca famiglia di banchieri. La famiglia di lei viveva in una casa non molto lontana da quella di Dante, secondo le cronache di un tempo, lui l’ha vista la prima volta in chiesa quando lei aveva 9 anni.

La donna morirà all’età di 24 anni, giovanissima, nel 1291.

La Beatrice della Commedia è invece la figura angelica tipica dello Stil Novo, è l’amore platonico, distante, puro. Nell’opera magna, Beatrice subisce un vero e proprio processo di spiritualizzazione, diventando l’allegoria della Sapienza e della Fede; è colei che accompagna le persone in Paradiso. Beatrice però non compare solo nella Commedia, Dante scrive di lei anche nella Vita Nova, dove racconta il primo incontro quando lei era bambina e il secondo incontro quando lei ne aveva 18.

Secondo molti studiosi, gli aneddoti sembrano però troppo artificiosi da essere presi per veri.

Le donne della Divina Commedia

Dante nella Divina Commedia racconta diverse storie di donne, un esempio è quello di Francesca da Rimini, oppure quello di Pia de Tolomei.

Ci sono anche donne della mitologia come:

  • Didone
  • Cleopatra,
  • Elena di Troia
  • Giulia figlia di Cesare
  • Cornelia, madre dei Gracchi
  • Marzia moglie di Catone
  • Medea
  • Arianna
  • Medusa
  • Lavinia
  • Penlope

Ognuna di queste cambia in base al regno in cui si trova: nell’Inferno le donne descritte da Dante sono ancora piene di rabbia verso coloro che le hanno uccise, legate alla vita terrena e vendicative.

Le donne del Purgatorio sono invece più interessate al percorso di ascesa verso il Paradiso, interesse più alla preghiera e a essere ricordate dai propri cari. Nel Paradiso invece, cercano Dio.

La Francesca del V canto dell’Inferno

Francesca da Rimini detta anche Francesca da Polenta, è stata una donna vissuta tra il 1260 (circa) e il 1285. La sua tragica storia è legata al nome di Paolo Malatesta, suo innamorato ed entrambi uccisi da Gianciotto Malatesta. Francesca era figlia del signore di Ravenna e fu data in sposa al Malatesta, un condottiero, figlio del signore di Rimini, che aveva combattuto insieme al fratello più giovane proprio per il Polenta.

Nella tragedia raccontata da Dante, la giovane Francesca si era innamorata del cognato, una volta scoperti, entrambi furono giustiziati. Secondo la versione dantesca, i due si sarebbero innamorati leggendo dell’amore di Ginevra e Lancillotto, lo si evince dal riferimento: “Galeotto fu il libro e chi lo scrisse”.

Pia de’ Tolomei del V canto del Purgatorio

Ricorditi di me, che son la Pia; Siena mi fé, disfecemi Maremma: salsi colui che ‘nnanellata pria“. Pia de’ Tolomei è una donna storicamente esistita nel XIII secolo ma, a differenza di Francesca da Rimini e Paolo Maletesta, di lei non si hanno informazioni precise. La donna figura nel canto V del Purgatorio tra i morti che hanno subito violenze, sono morti per morte violenta o che si sono pentiti solo in punto di morte. Nell’incontrare Dante e Virgilio, la donna racconterà al Poeta la sua storia chiedendogli di ricordarla e far si che anche i suoi cari la ricordassero, per permetterle l’accesso al Paradiso.

La storia di Pia de’ Tolomei è forse uno dei casi più antichi di femminicidio, ad ucciderla infatti fu il marito. Si tratterebbe, secondo gli studiosi, di Nello dei Pannocchieschi, signore del Castel di Pietra, Maremma e podestà di Lucca e Volterra. Secondo le cronache è proprio lì che sarebbe morta Pia, dopo che lui l’aveva tenuta segregata per diverso tempo convinto che lei non gli era stata fedele.

Non ci sono però attestazioni di un primo matrimonio dell’uomo, del secondo invece è pieno dato che si risposò con Margherita Aldobrandeschi, dalla quale ebbe un figlio morto a 13 anni per mano di un sicario.

L’universo dantesco è ricco di spunti, elementi di approfondimento e vicende di donne che hanno fatto parte della storia o che possono essere spunti di riflessione ancora oggi.

(In evidenza: l’incontro tra Dante e Beatrice in un quadro di Henry Holiday)