Dante Alighieri e le citazioni della Divina Commedia

Il 25 marzo 2021 ricorre la seconda edizione del Dantedì, la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri. Il sommo poeta, padre della lingua italiana, morto in esilio a Ravenna nel 1321.

In occasione del Dantedì e dei 700 anni della morte, sono tagli eventi organizzati per ricordare Dante e la sua opera magna, la Divina Commedia.

Dante e la Divina Commedia:

La Commedia è un poema allegorico-didascalico scritto in terzine incatenate di endecasibille, conosciute anche come terzine dantesche. La prima stesura, quella originale, non è mai stata reperita in quanto, scritta prima dell’invenzione della stampa, fu copiata a mano e diffusa in tutta Europa.

Originariamente era intitolata Comedia, diventerà Divina Commedia grazie ad un’espressione del Boccaccio, il quale appunto la definì Divina. La Commedia è il racconto del viaggio nell’aldilà fatto da Dante, iniziato il 25 marzo. L’autore è disceso negli inferi dove, guidato da Virgilio ha fatto un lungo percorso attraverso l’Inferno e il Purgatorio, infine, al momento dell’entrata in Paradiso, Dante sarà accompagnato da Beatrice.

La Divina Commedia: le citazioni più famose

  • L’anima tua è da viltade offesa
  • Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente. Giustizia mosse il mio alto fattore: fecemi la divina potestate,la somma sapienza e ‘l primo amore; dinanzi a me non fuor cose createse non etterne, e io etterno duro. Lasciate ogne speranza, o voi ch’ intrate.
  • Siede la terra dove nata fui su la marina dove ‘l Po discende per aver pace co’ seguaci sui. A Dio spiacenti e a’ nemici sui.
  • Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende, prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende. Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona. Amor condusse noi ad una morte. Caina attende chi a vita ci spense.
  • Quando leggemmo il disïato riso esser basciato da cotanto amante, questi, che mai da me non fia diviso, la bocca mi basciò tutto tremante. Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse: quel giorno più non vi leggemmo avante.
  • Deh, quando tu sarai tornato al mondo, e riposato de la lunga via”, seguitò ‘l terzo spirito al secondo, “Ricorditi di me, che son la Pia; Siena mi fé, disfecemi Maremma: salsi colui che ‘nnanellata pria disposando m’avea con la sua gemma Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria.
  • Ed egli a me: “Se tu segui tua stella, non puoi fallire a glorioso porto, se ben m’accorsi nella vita bella.
  • Né pentere e volere insieme puossi, per la contradizion che nol consente.
  • E se non piangi, di che pianger suoli?
  • Se mala cupidigia altro vi grida, uomini siate, e non pecore matte, sì che ‘l Giudeo di voi tra voi non rida!
  • Quel sol che pria d’amor mi scaldò ‘l petto, di bella verità m’avea scoverto, provando e riprovando, il dolce aspetto
  • L’amor che move il sole e l’altre stelle.
  • Salimmo sù, el primo e io secondo, tanto ch’i’ vidi de le cose belle che porta ’l ciel, per un pertugio tondo. E quindi uscimmo a riveder le stelle