Maurizio Gucci con la moglie Patrizia Reggiani

Nelle ultime settimane, si sente sempre più spesso parlare dell’omicidio Gucci, avvenuto il 27 marzo 1995. Complice, sicuramente, il fatto che, proprio in questi giorni, a Roma sono in corso le riprese di “House of Gucci”, la trasposizione cinematografica del terribile delitto, che vede tra gli attori principali Lady Gaga e Al Pacino

Ma cosa è successo quel 27 marzo di 26 anni fa, tanto da scatenare l’interesse di molteplici registi e film?

Il matrimonio tra Maurizio Gucci e Patrizia Reggiani

La storia vede come protagonisti Maurizio Gucci, l’imprenditore e presidente della casa di moda, nonché nipote di Guccio Gucci, e la ex moglie Patrizia Reggiani.

 

La coppia si sposa, dopo soli pochi mesi di conoscenza, nel 1973. Fin da subito, il padre dello sposo esprime la sua opposizione, ritenendo la futura nuora un’arrampicatrice sociale. Comunque, dalla loro relazione, caratterizzata da frequentazioni esclusive e regali costosissimi, sono nate le figlie Alessandra, nel 1977, e Allegra, nel 1981. 

Qualcosa, però, inizia ad andare storto quando Maurizio Gucci, dopo la morte del padre, diventa l’unico erede e decide di vendere la maison di moda a un fondo arabo. In questo periodo, l’uomo conosce Paola Franchi, una donna più giovane.

I due si innamorano e Gucci, nel 1992, chiede il divorzio dalla moglie.

Delitto Gucci: la morte di Maurizio Gucci

Nella mente di Lady Gucci (uno dei soprannomi riservati alla Reggiani), inizia a muoversi la vendetta. Così, secondo le ricostruzioni, si rivolge all’amica fidata, Giuseppina Auriemma, e le chiede di trovarle qualcuno che possa uccidere l’ex marito. L’amica assolda tre killer non professionisti, poi denominati dalla cronaca come “banda bassotti”: Ivano Savioni, Orazio Cicala e Benedetto Ceraulo. 

Nelle prime ore del 27 marzo 1995, Maurizio Gucci esce dal palazzo in cui abitava, situato in Corso Venezia, per andare a piedi nell’ufficio della sua nuova società.

Alle 8:30 circa, mentre sale i primi gradini dello stabile, un uomo gli spara 3 colpi al gluteo destro e alla spalla sinistra e un colpo alla tempia. Appena il killer si volta, si accorge della presenza del portiere dell’edificio e rivolge contro di lui l’arma, ferendolo con 2 colpi. 

Delitto Gucci: dalle indagini al processo

Iniziano, quindi, le indagini, che inizialmente si concentrano su una pista precisa: gli inquirenti ritengono che l’omicidio sia avvenuto per mano di un conoscente di Maurizio, che aveva deciso di ucciderlo per questioni finanziarie.

Ciò, però, non porta ad alcuno sbocco né indagato.

La svolta arriva due anni dopo, quando la Criminalpol riceve una telefonata da parte di Gabriele Carpanese, il quale sostiene di aver informazioni sul delitto. L’uomo rivela al vicequestore Filippo Ninni di aver saputo, grazie a Ivano Savioni, ovvero uno dei killer, che l’azione delittuosa era stata richiesta dall’ex moglie della vittima, la quale aveva fatto assoldare i tre autori effettivi. 

Mediante un infiltrato, vengono raccolti molteplici elementi di prova, che portano, il 31 gennaio 1997, a far scattare le manette per tutti i protagonisti coinvolti.

Il processo inizia il 2 giugno 1998 e si conclude solo qualche mese più tardi, il 3 novembre. La Corte d’Assise di Milano condanna Lady Gucci a 29 anni di reclusione come mandante, Giuseppina Auriemma a 25 anni in qualità di intermediaria, Orazio Cicala a 26, Ivano Savoini a 29 e Benedetto Ceraulo all’ergastolo, in quanto colui che aveva materialmente usato l’arma da fuoco.

I condannati, comunque, vanno in Appello e i giudici riducono lievemente le condanne. Nel 2001, Patrizia Reggiani fa ricorso in Cassazione, ma qui viene confermata la sentenza di secondo grado.

Recentemente, Patrizia Reggiani ha commentato al Corriere della Sera: “Non lo odiavo e non l’ho mai odiato. È stata stizza la mia. Mi stizziva”. Attualmente, la donna ha scontato la sua pena e dal 2017 è libera.

Il commento della criminologa Ilaria Cabula 

Il delitto Gucci è uno degli omicidi che hanno destato particolare scalpore tra l’opinione pubblica. Alla base dello sconvolgimento, vi è senza dubbio la notorietà dei due protagonisti, oltre all’efferatezza del delitto e al fatto che la mandante fosse una donna

Questi elementi, tra loro combinati, sono tuttavia l’emblema di una questione che è bene non dimenticare: la violenza è un fenomeno trasversale. In altre parole, la violenza, che nel caso specifico si è concretizzata con l’omicidio (i.e. tipologia di violenza fisica), è indipendente da caratteristiche quali lo status socio-economico, il genere sessuale o la cultura di appartenenza sia della vittima sia dell’autore del reato.

Non sorprende che Lady Gucci non sia stata la diretta esecutrice del delitto, ma la mandante. La ricerca scientifica evidenzia, infatti, come le donne tendano ad agire nel “dietro le quinte” dell’evento criminoso, pur mantenendo un ruolo rilevante nell’evento stesso. 

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