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Francia- la casa farmaceutica Servier è stata condannata per “frode aggravata” e “omicidio e lesioni involontarie” per aver messo in commercio un farmaco anti-diabetico, utilizzato da molti come soluzione anti-fame. Negli anni, il medicinale ha provocato la morte di circa 2.000 persone. La sentenza arriva a più di un decennio dalla prima accusa.

Un anti-diabetico usato come farmaco anti-fame

Da anni il farmaco Mediator è al centro dello scandalo in Francia. Proprio in queste ore è giunta la sentenza tanto attesa dai familiari delle vittime degli effetti collaterali di questo medicinale. Come riporta EuropaToday inoltre, da 1976 al 2003 (anno del ritiro dal mercato), nel nostro Paese è stato venduto con il nome di “Mediaxal”.

La prima ad accorgersi che qualcosa non funzionava in Francia era stata la pneumologa Irène Frachon, che già nel 2007 aveva esposto pubblicamente i rischi che tale farmaco portava al sistema cardiopolmonare. Mediator nasce come farmaco anti-diabetico, tuttavia poiché contiene il benfluorex, una molecola inibitrice della fame, è spesso stato utilizzato come farmaco anti-fame.

Franctvinfo.fr ricorda come negli anni siano state ben 5 milioni le persone che hanno fatto uso di Mediator.

Parte di questi pazienti ha manifestato nel tempo gravi lesioni alle valvole cardiache e altri, come riporta Le Figaro, hanno sviluppato una patologia mortale: l’ipertensione arteriale polmonare. Attualmente si ritiene che Mediator abbia provocato la morte di almeno 500 persone, ma secondo alcuni accertamenti il totale dei decessi ammonterebbe a 2.000.

La tanto attesa fine del processo: massima pena per i colpevoli

Come fa sapere Le Figaro, l’attuale situazione di crisi sanitaria ha provocato un inaspettato prolungamento del processo, che ha richiesto circa 517 ore di dibattito e ben 1988 pagine di resoconto.

Nella giornata di ieri, il Tribunale di Parigi ha riconosciuto i laboratori Servier responsabili di frode aggravata, di omicidio e lesioni involontarie. Il gruppo dovrà pagare una multa di 2,7 milioni di euro.

Il fondatore del laboratorio Jacques Servier non potrà scontare alcuna pena, poiché è morto nel 2014. Il suo ex “numero 2” Jean-Philippe Seta è stato condannato a 4 anni di carcere e al pagamento di un’ammenda di 90.600 euro. Anche l’Agenzia Nazionale per la sicurezza dei medicinali (ANSM) dovrà provvedere al pagamento di sanzioni: 303.300 € di ammenda, di cui 225.00 (il massimo previsto per legge) per l’accusa di omicidio e lesioni involontarie.

La presidente del tribunale: rischio di rottura per la “catena di fiducia”

La presidente del tribunale Sylvie Daunis ha descritto con parole molto chiare l’attività illecita portata avanti per anni dall’azienda farmaceutica. “Nonostante fossero a conoscenza dei rischi da molti anni, non hanno mai preso dei provvedimenti e hanno così truffato. Proprio a proposito dell’atteggiamento ingannatore messo in atto dalla casa produttrice, la legale ha insistito inoltre sulla rottura “della catena di fiducia” che rischierebbe di intaccare l’intero sistema sanitario.

La polemica delle vittime: sanzioni non abbastanza pesanti

Oltre all’accusa di frode aggravata, omicidio e lesioni volontarie e al pagamento di 2,7 milioni di euro di multa, i laboratori Servier dovranno risarcire le vittime e i loro familiari. Quest’ultima sanzione prevede una somma di 180 milioni di euro come risarcimento danni.

Questa decisione non sembra tuttavia soddisfare le vittime che per anni hanno assunto inconsapevolmente questo farmaco potenzialmente letale. Fra i pazienti più gravemente colpiti dagli effetti collaterali vi è Michel Due, che proprio a causa del Mediator soffre da anni di problemi cardiaci.

Ai microfoni di Francetvinfo.fr quest’ultimo ha infatti dichiarato, amareggiato: “Io sono condannato a vita. Tutti i giorni prendo dei medicinali per rimanere in vita”.

Le parole di Irène Fàchon: la prima a denunciare il farmaco

“È un’immensa soddisfazione e un sollievo davvero grande” così Irène Frachon ha commentato la sentenza, parlando con Francetvinfo.fr. Proprio lei, pneumologa al Centre Hospitalier Regional Universitaire a Brest (Bretagna), era stata la prima a dare l’allarme nell’ormai lontano 2007, rendendosi conto dei gravi danni provocati da Mediator.

Sull’attività portata avanti per decenni dai laboratori Servier, la dottoressa non usa mezzi termini: “Le persone sono vittime di un delitto, non di un errore o di uno sbaglio. È fondamentale riconoscerlo e qualificarlo per ciò che è”.

Pensando alle vittime infine, Frachon ha aggiunto: “Oggi sanno che quanto è stato loro fatto è illegale, è un crimine. Se c’è dell’insoddisfazione però è perché sentono che la punizione non è all’altezza della gravità estrema di questo delitto”.