Fukushima, il Giappone e il rilascio nel Pacifico e acque contaminate: la Corea del Sud si oppone, conseguenze anche per l'Italia

La Corea del Sud ha espresso la sua contrarietà alla decisione presa da Tokyo, in Giappone, sullo smaltimento nelle acque del Pacifico delle acque contaminate che erano state utilizzare per raffreddare i reattori della centrale nucleare di Fukushima, gravemente danneggiati dopo lo tsunami del 2011. La Corea del Sud, come da fonti estere, si sarebbe appellata al Tribunale internazionale del diritto del mare di Amburgo.

La Corea del Sud si oppone al Giappone sulla questione di Fukushima

Il presidente sudcoreano Moon Jae-in ha ordinato ai funzionari governativi di impugnare al Tribunale di Amburgo la decisione del Giappone.

La Corea del Sud si sarebbe opposta fermamente alla decisione presa dal vicino Giappone concernente lo smaltimento delle acque contaminate nel Pacifico che erano state utilizzate nel marzo del 2011 per raffreddare i reattori nucleari che erano stati gravemente danneggiati dallo tsunami del Tōhoku. Si tratterebbe di circa 1,25 milioni di tonnellate di acqua contaminata e successivamente sottoposta ad un intenso trattamento di depurazione degli isotopi radioattivi (un’azione che tuttavia non sarebbe efficace nell’eliminazione del trizio).

Protestano anche i civili

Secondo i media locali, Moon avrebbe incontrato l’ambasciatore del Giappone Koichi Aiboshi.

Tema dell’incontro la “grande preoccupazione” che nutre il presidente sudcoreano nei confronti dell’iniziativa giapponese. I motivi sono principalmente il fatto che le due nazioni sono geograficamente vicine e condividono il mare. Della medesima opinione un’alleanza di 31 gruppi civici anti-nucleari e ambientalisti della Corea del Sud che in questi giorni stanno protestando contro la decisione del Giappone. Tra le lamentele in molti avrebbero denunciato come l’intenzione di Tokyo sarebbe quella di smaltire i rifiuti dopo averli depurati sino a livelli non dannosi per la salute dell’uomo e dell’ambiente, un’azione che tuttavia però non andrebbe a diminuire il totale di radioattività dispersa.

Fukushima e l’opposizione della Corea del Sud: la posizione del Giappone

Nonostante le protese da parte dei Paesi vicini, per gli esperti giapponesi non ci sarebbero problemi di sicurezza nello smaltimento dell’acqua radioattiva in mare. In questi giorni il Giappone ha ricevuto il sostegno dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). Essa ha ritenuto che tale decisione non sia molto diversa dallo smaltimento di acque reflue degli impianti nucleari che avviene in altre parti del mondo.

Secondo le autorità del Giappone l’acqua trattata contenente trizio radioattivo (un sottoprodotto dei reattori nucleari) rappresenta solamente un piccolo rischio per la salute umana. Infatti, anche se si bevesse l’acqua, non avverrebbe un vero accumulo dell’elemento nell’organismo. Inoltre, non ci sarebbe neanche nessun rischio di esposizione alle radiazioni nel caso in cui la pelle entrasse a contatto con l’acqua contaminata.

Le possibili conseguenze sull’Italia

Qualora la decisione presa in sede giapponese dovesse divenire ufficiale e attuativa, anche un Paese come l’Italia ne risentirebbe: secondo un’analisi condotta di fatto dalla Coldiretti sugli spunti offerti dall’Istat relativi al 2020, sono circa 21 milioni i kg di pescato tra pesci, crostacei e molluschi che l’Italia ha importato dalle acque del Giappone.

Numeri a cui si aggiungono i 18 milioni e i 3 milioni di pescato rispettivamente di Cina e Corea del Sud che sempre l’Italia ha importato nel 2020 e in questo caso si parlerebbe degli Stati immediatamente vicini al Giappone con il quale condividono il mare.