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Dal 2013 il piccolo comune di Caivano, alle porte di Napoli, è diventato noto a livello nazionale per via di vicende drammatiche, violente e scabrose. Il piccolo Antonio “Nino” Giglio, di appena 4 anni quell’anno era “caduto” dal balcone di casa sua al settimo piano del complesso popolare Parco Verde, “per vedere un elicottero”, stando alle dichiarazioni della madre Marianna Fabozzi. L’anno successivo, Fortuna Loffredo di 6 anni è stata scaraventata dallo stesso piano dello stesso stabile.

Sembrano due tragici incidenti separati, ma la verità è ben diversa. Il presunto assassino di Fortuna è stato arrestato 4 anni dopo: è Raimondo Caputo, che dal carcere accusa l’ex moglie Marianna Fabozzi dell’omicidio di Nino.

Delitti di Caivano: chi erano Antonio e Fortuna?

Inizialmente la morte di Antonio Giglio viene classificata come un incidente. Secondo la madre, Marianna Fabozzi, il piccolo si sarebbe sporto della ringhiera del balcone “per vedere un elicottero dei carabinieri”. Pochi mesi dopo dallo stesso stabile sarebbe precipitata anche la piccola Fortuna, ed a quel punto emergono i primi sospetti: la dinamica della caduta non è chiara e dall’autopsia viene evidenziata la presenza di abusi sessuali di grave entità reiterati nel tempo.

Nello stabile nessuno pare aver visto nulla, fino a 4 anni dopo la morte di Fortuna. È in quel momento, infatti, che la figlia naturale di Marianna Fabozzi racconta, in un contesto protetto e ascoltata da psicologi dei servizi sociali, di aver visto Raimondo Caputo provare ad abusare sessualmente di Fortuna, che avrebbe opposto resistenza all’orco. In un primo momento questo basta per convalidare l’arresto di Raimondo, accusato di abusi sessuali e omicidio.

Delitti di Caivano: quando parlò la figlia di Marianna Fabozzi

Il dubbio principale intorno alla colpevolezza di Raimondo riguarda l’assenza di DNA sul corpo della piccola Fortuna, nonostante la giovane testimone abbia parlato di un tentativo di stupro e di una conseguente colluttazione con la bambina in seguito alla quale Caputo, preso dall’ira, avrebbe buttato la piccola dalla finestra.

Ma la testimonianza della figlia di 9 anni di Marianna Fabozzi, D., è piuttosto solida. All’epoca dell’omicidio di Fortuna, lei era stata allontanata dalla madre e dal compagno, Raimondo Caputo, con una sentenza del giudice.

La causa dell’allontanamento era proprio la misteriosa morte di Antonio l’anno precedente, dallo stesso identico appartamento.

Tramite intercettazioni ambientali al Parco si scopre che D. era soggiogata e costretta al silenzio dalla nonna materna con cui viveva dopo l’allontanamento. Affidata ai servizi sociali, ha reso la sua testimonianza, indicando come colpevole della morte di Fortuna il suo patrigno, Raimondo Caputo.

Delitti di Caivano: sviluppi processuali

La vicenda processuale relativa a Fortuna Loffredo ha visto un parziale epilogo: Raimondo Caputo è stato condannato all’ergastolo in primo grado (pena poi confermata in appello). Lo stesso non si può dire per Antonio Giglio, per la cui morte la madre, Marianna Fabozzi, è stata rinviata a giudizio lo corso novembre.

La morte di Fortuna ha fatto nuova luce sulle tristi vicende che si sono consumate nell’appartamento al settimo piano. Raimondo Caputo, dal carcere, ha sempre sostenuto che Marianna fosse colpevole della morte di Antonio.

Ma a convincere gli inquirenti è stata la testimonianza oculare di una parente di Caputo, che avrebbe visto attraverso uno specchio Marianna spingere il figlioletto giù dal balcone.

Nell’udienza preliminare Marianna Fabozzi è stata rinviata a giudizio per omicidio volontario. Stessa sorte anche per Raimondo Caputo, che sarà processato per favoreggiamento nei confronti dell’ex moglie, avendo taciuto le informazioni sulla morte di Nino.

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