stadio del razzo cinese per la stazione spaziale Tiangong in caduta sulla Terra

In caduta incontrollata verso la Terra una parte del razzo cinese che ha portato in orbita un modulo della stazione spaziale Tiangong. La notizia, riporta l’Ansa, è stata confermata da Luciano Anselmo, dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Isti-Cnr) di Pisa, e in queste ore si parla della possibile traiettoria e dei rischi connessi al rientro fuori controllo.

Stadio del razzo cinese in caduta incontrollata verso la Terra

Uno stadio del razzo cinese Lunga Marcia 5B risulta in caduta fuori controllo verso la Terra: si tratterebbe di una parte centrale, riporta Focus, del razzo che il 29 aprile scorso ha mandato in orbita un modulo della stazione spaziale Tiangong.

La notizia è stata confermata all’agenzia Ansa da Luciano Anselmo, dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Isti-Cnr) di Pisa, il quale ha sottolineato che si tratta del secondo episodio del genere: “È la seconda volta che accade con questa versione del razzo. La prima era stata nel 2020, quando i frammenti erano caduti su alcuni villaggi dell’Africa occidentale“.

Razzo cinese in caduta fuori controllo: le ipotesi su traiettoria e rischi

Attualmente, lo stadio in questione si comporterebbe come un “veicolo passivo” su cui, ha sottolineato Anselmo, l’unica influenza sarebbe “il freno dell’atmosfera“.

Ma dove potrebbero cadere i frammenti? Sempre all’Ansa, Anselmo avrebbe parlato di una ipotesi di caduta “nella fascia compresa fra 41,5 gradi a Nord e 41,5 gradi a Sud, che comprende anche l’Italia centrale e meridionale“. Il rientro dello stadio sarebbe dato come probabile intorno a metà della prossima settimana, con un margine di incertezza di qualche giorno.

Sarebbe quindi difficile prevedere in modo specifico l’area potenzialmente interessata.

Secondo il parere dell’astronomo Jonathan McDowell, riportato dalla rivista Focus, la traiettoria del razzo cinese spazierebbe in una fascia di latitudine che comprende “New York, Madrid, Pechino, per scendere verso il sud del Cile e sopra Wellingotn, in Nuova Zelanda“. Gran parte di questi oggetti, sottolinea ancora Focus, finiscono bruciati nell’atmosfera.

In un approfondimento sul sito spacenews.com, riporta l’agenzia tedesca Dpa, l’esperto Andrew Jones riterrebbe probabile che “finisca in un luogo disabitato”, e dichiara che “le probabilità che un individuo venga colpito da detriti spaziali sono estremamente basse, stimate a 1 su diversi trilioni”.

E ancora un altro punto di vista, quello del Capo dell’Ufficio del Programma per la Sicurezza Spaziale dell’Agenzia Spaziale Europea, Holger Krag, è stato riportato da Focus: non sarebbe da escludere che anche il 40% del materiale possa “sopravvivere” all’attraversamento dell’atmosfera. L’effetto frenante dell’atmosfera potrà essere valutato nei prossimi giorni.