Chiamami ancora amore: la nuova serie tv Rai ispirata a una storia vera

Chiamami ancora amore è la nuova miniserie co-prodotta da Rai Fiction e Indigo Film ed è andata in onda per la prima volta lunedì 3 maggio. La fiction, diretta da Gianluca Maria Tavarelli da un soggetto di Giacomo Bendotti, racconta della storia d’amore fra Anna Santi (interpretata da Greta Scarano) ed Enrico Tagliaferri (interpretato da Simone Liberati), ormai finita e tramutatasi in un rapporto di odio e sofferenza che coinvolge anche il figlio Pietro (Federico Ielapi). 

Chiamami ancora amore: la vera storia

Alla base della serie tv c’è una vicenda reale, accaduta proprio a Giacomo Bendotti, creatore della serie.

Bendotti, infatti, attraverso questa fiction, cerca di raccontare la difficoltà di una coppia nel momento in cui il rapporto cambia definitivamente, ovvero l’arrivo di un figlio. Gli equilibri di un amore, già così labili e delicati, talvolta possono venire completamente ribaltati da un cambiamento radicale come un piccolo essere umano. Così, non sempre si riesce a ritrovare un nuovo equilibrio e come succede in Chiamami ancora amore, anche il più forte dei sentimenti può tramutarsi nel suo opposto, portando a dolore e amarezza.

L’amore e le sue sfaccettature quando arriva la nascita di un figlio

Dovrei mettere una telecamera nascosta qua dentro‘ pensai un giorno.

Qua dentro era la cameretta di mia figlia, che aveva poco più di un anno. Ciò che volevo spiare era il comportamento della mia compagna, sua madre, per capire se sapesse giocare con lei – le parole di Bendotti, una riflessione che arriva dal suo vissuto personale ed estrapolata dal comunicato a presentazione della fiction Rai – Fu un pensiero fugace, di cui mi vergognai un attimo dopo averlo formulato, ma era l’evidente frutto della difficoltà che stavamo vivendo, sopraffatti dalla stanchezza, dalla mancanza di sonno, dalle insicurezze di entrambi”.

Così infatti Bendotti racconta le complesse difficoltà affrontate dalla coppia una volta alle prese con l’arrivo di un figlio: “Le forbici che avevano reciso il cordone ombelicale, non avevano separato la madre e la neonata, che continuarono per mesi a essere un unico corpo. Separavano invece gli amanti. Noi due dovevamo fare spazio, nel mezzo, a una terza persona, che ci avrebbe definito per sempre come genitori e che ci avrebbe costretto a ridisegnare il nostro rapporto“.

La complessità della genitorialità

La serie, dunque, vuole provare a raccontare il cambiamento e la difficoltà che due persone affrontano nel momento in cui hanno un figlio e che spesso si ritrova, invano, in mezzo alle battaglie dei genitori: “È un momento di trasformazione e di conflitto.

Il punto di convergenza di due storie famigliari, di due diverse educazioni, di due separati bisogni di affermazione e riparazione. È il momento in cui ci ritroviamo inaspettatamente a rimproverare all’altro di essere come suo padre o sua madre. Una prova che ci obbliga a rifondare il patto amoroso o a distruggerlo”. Chiamami ancora amore indaga semplicemente la vita, la genitorialità nelle sue difficoltà intrinseche, la trasformazione di un rapporto che talvolta soccombe al peso dell’incomprensione.