Politica

Pierpaolo Sileri tra vaccino e coprifuoco: come sarà l’Italia tra 2-3 settimane

Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute, parla delle prossime settimane e di quello che aspetta i cittadini, tra campagna vaccinale, coprifuoco e contagi
Pierpaolo Sileri a Domenica In

Mentre la campagna vaccinale va avanti, si avvicina anche la data di molte riaperture. Il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri ha parlato delle prossime settimane, dei rischi e dell’importanza dei vaccini in questa fase.

Pierpaolo Sileri su Covid-19 e vaccinazione

Capisco le persone e il bisogno di ricominciare a fare una vita normale“, spiega il sottosegretario, ma al momento “serve ancora pazienza per 2-3 settimane, aspettare che si concludano le vaccinazioni di tutti gli over 80 e che si arrivi ad almeno 30 milioni di italiani coperti con la prima dose di vaccino“, aggiunge in una intervista al Corriere della Sera.

Ora la concentrazione di tutti è sulle nuove riaperture e sull’impatto che avranno: “I contagi saliranno di nuovo. Ma con 500mila vaccinazioni al giorno, aumenterà anche il numero delle persone vaccinate e l’aumento dei contagi non dovrebbe avere effetti sui ricoveri“. Per il momento bisogna “continuare a rispettare le regole: mantenere la mascherina; rispettare il distanziamento; pulire sempre le mani; non assembrarsi soprattutto“.

Pierpaolo Sileri: il tema del coprifuoco

La questione del coprifuoco nelle ultime settimane è diventata quella di più stretta attualità, che ha fatto discutere regioni e governo. Al momento il coprifuoco parte alle ore 22 e prosegue fino alle 5 del mattino. Tra “7-10-15 giorni” le cose potrebbero però evolversi e il coprifuoco spostarsi in avanti.

Probabilmente nelle prossime settimane anche il coprifuoco potrebbe essere spostato in avanti: non è una mia decisione, deve esserci una valutazione scientifica. I numeri potrebbero consentirlo tra 7-10-15 giorni, quando è stata varata la norma ci trovavamo nel pieno della terza ondata“, spiega Sileri a Domenica In.

E ancora: “Forse osserveremo un aumento dei contagi nella popolazione più giovane, in coloro che si muovono di più. Ma questo non determinerà un aumento dei ricoveri e delle terapie intensive. Ciò non significa che non si possa morire di covid a 40 anni, ma le chance sono più basse. Non dobbiamo abbandonare il senso di responsabilità nei confronti degli altri“.

Potrebbe interessarti