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Andrea Montovoli ha deciso di mettere su carta la sua vita, le esperienza più difficili e i momenti più indimenticabili del suo percorso esistenziale. Tanti i momenti che l’hanno segnato nel corso degli anni, a cominciare dal carcere giovanile cui è stato sottoposto da adolescente. Il suo racconto a Verissimo mette a nudo luci e ombre di una vita tormentata.

Andrea Montovoli a Verissimo

Andrea Montovoli è uno degli ospiti annunciati della puntata di Verissimo in onda oggi pomeriggio. L’attore, noto per la partecipazione a diverse fiction e programmi tv, da Ballando con le stelle al Grande Fratello Vip, ha deciso di raccontare la sua vita in un romanzo.

Anzi, il suo primo romanzo: Io non sono grigio.

Un flusso di pensieri e racconti che hanno inevitabilmente segnato il suo percorso di vita, tra cadute e momenti di difficoltà ma anche sorrisi e consapevolezze. Tappa dopo tappa, l’attore ripercorre i suoi anni affrontati sempre nel segno della determinazione e del coraggio. Non tutto è stato rose e fiori per lui, come testimonia la difficile esperienza vissuta in un carcere giovanile quando era adolescente. Quegli anni, se da un lato lo hanno segnato nel profondo, dall’altro gli hanno permesso di guardarsi dentro ed acquisire nuove consapevolezze di se stesso e del futuro che lo attendeva.

Ed è proprio nel carcere che ha maturato la decisione di abbandonare la via del calcio e di intraprendere la carriera da attore.

Andrea Montovoli: il giro di spaccio e l’arresto

La giovinezza di Andrea Montovoli, segnata anche dalla dolorosa scomparsa del padre, ha vissuto numerosi periodi negativi. Crescendo, l’attore inizia a frequentare persone particolari e amicizia sbagliate: “Dall’imbuto è facile caderci ma poi è difficile uscirne. Sono entrato in un giro di spaccio di droga, non ero consapevole.

Mamma non sapeva fino in fondo, poteva capire che sfumacchiavo ogni tanto ma non sapeva“.

Sino ad un momento chiave della sua adolescenza, segnato dall’arresto e dalla conseguente reclusione in un carcere minorile: “Tutto questo è durato un paio di anni, poi è arrivato l’arresto. Quando mi arrestarono ero contento, perché erano i carabinieri e non altre persone, perché la mia vita poteva finire lì. Loro mi hanno dato come una seconda possibilità, e sono contento di averla sfruttata al meglio“.

Il compleanno in carcere e il sostegno della mamma

L’esperienza nel carcere giovanile l’ha segnato nel profondo ed è proprio lì che ha compiuto il suo 18° compleanno.

Pochi festeggiamenti e un contesto anomalo: “Ci sono stato per 6 mesi a cavallo dei miei 18 anni. Infatti è stato un compleanno amaro: non c’era la torta ma pane e latte alla mattina, l’ora d’aria solita e i compagni di cella che erano lì“.

La sua reclusione ha profondamente segnato anche la mamma, della quale ricorda la sua prima visita in carcere: “Non avrei voluto vederla perché avevo una sensazione sporca, di una persona che alla mamma vorrebbe dare solo soddisfazioni. Ma è sempre stata una grande mamma perché con i suoi silenzi mi ha anche dato il coraggio e la forza di andare avanti“.