Che cos'è il

Funivia Stresa-Mottarone, tre persone sono state fermate nella notte del 25 maggio e avrebbero ammesso di aver lasciato inserito il “forchettone“, un elemento che ha impedito l’entrata in funzione dei freni di emergenza.

Proprio questa componente potrebbe essere stata determinante per il verificarsi della tragedia. Che cos’è il forchettone? Come avrebbe dovuto funzionare l’impianto di frenatura della funivia?

Che cos’è il forchettone e cosa centra con la strage di Stresa-Mottarone

In gergo si chiama forchettone. Si tratta di una ganascia di metallo dal peso di circa 5 kg che viene posta per tenere forzatamente aperti i freni di emergenza delle cabine delle funivie.

Si inserisce manualmente nella parte alta del carrello della cabina dove ci sono le rulliere, le “rotelle” che scorrono sulla fune. È stato individuato sul posto, ancora inserito sulla carcassa della funivia, e si è presentato come un pezzo di metallo rosso.

Queste ganasce, che bloccano il sistema di frenata d’emergenza, si rivelano utili quando le cabine sono vuote e necessitano di essere riportate a valle oppure durante i controlli. Se una cabina si ferma improvvisamente, i freni di emergenza devono infatti essere sbloccati manualmente da un operatore che interviene sul posto.

Quando però le cabine sono in funzione con dei visitatori all’interno, anche quando la capienza è meno della metà di quella massima, il sistema di emergenza deve essere attivo.

Cos’è successo ai freni di emergenza della funivia

Dalle ricostruzioni risulterebbe che il forchettone abbia impedito alla cabina di restare agganciata alla fune portante. Quando la fune trainante si è spezzata, infatti, la cabina non avrebbe potuto fare altro che tornare indietro invertendo il senso di marcia e acquistando rapidamente velocità a causa della pendenza dell’impianto (l’arrivo al Mottarone si trova a 1.385 m sul livello del mare e la stazione intermedia di Stresa è a 803 m).

Si stima che la cabina possa aver superato i 100 km/h: una velocità così elevata che unita alla brusca variazione di pendenza avrebbe creato un “effetto trampolino” che avrebbe sbalzato la cabina in aria, scarrucolandola e causandone l’impatto con il pilone e, infine, l’ultimo volo di quasi 30 m.

Il procuratore capo di Verbania ha confermato all’Ansa che “la cabina precipitata presentava il sistema di emergenza dei freni manomesso“, proprio con il forchettone,che non sarebbe stato rimosso per “evitare disservizi e blocchi della funivia.

Il sistema presentava delle anomalie e avrebbe necessitato un intervento più radicale con un blocco se non prolungato consistente”.

Funivia Stresa-Mottarone: il sistema a due cavi e i freni

Le cabine delle funivie hanno due tipi di freni: quelli principali, che ne consentono l’avvicinamento e la fermata nei pressi delle stazioni di arrivo, e quelli di emergenza. I freni principali sono attivi direttamente sulle pulegge, cioè le grandi ruote sulle quali scorre la fune traente. Quelli di emergenza si trovano nella parte alta del carrello, dove le ruote scorrono sulla fune, e servono invece a garantire che la cabina si fermi durante guasti gravi come, appunto, la rottura di un cavo.

I sistemi a due o tre funi sono più stabili in caso di vento, perciò consentono di coprire distanze superiori ai 2,5 km e di superare forti dislivelli. Le cabine sono dotate di morse a funzionamento automatico, in modo da poter ospitare anche 40 persone e raggiungere velocità di 8,5m/s. La funivia Stresa-Mottarone ha un sistema a due funi: la fune traente, quella che si è spezzata, è responsabile del movimento delle cabine. È composta da singoli elementi detti trefoli, disposti ad anello, che si muovono in senso orario o antiorario per produrre il movimento.

 La fune portante invece è una fune liscia e non è responsabile del movimento delle cabine ma svolge invece un ruolo di sostegno e stabilità. È più grande rispetto alla fune traente, fino al doppio del diametro ed è su di essa che avrebbero dovuto chiudersi i freni di emergenza se non fossero stati bloccati dal forchettone.

Lo stato di integrità delle funi viene verificato sia tramite controllo visivo, sia con controllo magneticoscopico. Se sottoposte a un campo magnetico, infatti, una riduzione nell’intensità del campo è in grado di rivelare la rottura di un filo invisibile a occhio nudo.